Questa malattia terribile che costringe i pazienti a sopravvivere in case-bunker, isolati dal resto del mondo e dai familiari, e che sempre più spesso conduce alla morte, dopo un percorso di tribolazioni indicibili, non è ancora riconosciuta in Italia, dove è addirittura sconosciuta alla maggioranza della classe medica. Mentre in Germania, Svizzera, America e Canada esistono da anni protocolli diagnostici, cure e cliniche attrezzate per i malati di Mcs, altrimenti nocive per la presenza di sostanze che risultano tossiche per questo tipo di pazienti.
I numeri sono stati aggiornati ieri alla giornata di studi, organizzata a Roma dall'Associazione Dossetti, per chiedere l'inserimento di un emendamento alla proposta di legge Rutelli-Bindi sulle malattie rare, per non dimenticare la Sindrome da sensibilità chimica multipla. «L'Mcs dilaga perché l'inquinamento chimico cresce» ha detto la dottoressa Di Loreto, sottolineando che in Italia sono almeno 4.000 i malati di Mcs. Tra i relatori, a Palazzo Marini, anche la senatrice Ombretta Fumagalli Carulli. E ha parlato, con molta sofferenza, perché la sala era impregnata di profumi, anche un malato di Cesenatico di 35 anni, Rocco Panzavolta, impegnato nella Campagna nazionale per il riconoscimento dell'Mcs. «Finora è stato un impegno delle Associazioni dei malati ma queste sono destinate a finire con la morte dei pazienti» ha detto Panzavolta, sottolineando la necessità di un coinvolgimento sociale dopo quello dei parlamentari, uniti nella battaglia, senza distinzione di schieramenti come la senatrice di FI, Laura Bianconi e Carella (Ds), e i deputati Catanosi e Conti (An) insieme a Sasso, Labate e Albonetti (Ds).
04/12/2004