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Interni Esteri

Miracolo italiano contro il flagello dissenteria
I primi farmaci veri grazie al coraggio di un imprenditore romano. Prima solo medicine a base di farina

MOGADISCIO — Nella città che non c'è, si verifica un miracolo tutto italiano: si chiama Tetrafarma, è una società per azioni con sede a Roma, che produce antibiotici e antidolorifici elaborati e confezionati in uno stabilimento di Mogadiscio della controllata Somital.

La manodopera e il personale specializzato a Mogadiscio sono tutti somali: operai, tecnici, il chimico Shakib Sufi Hussein e il direttore medico e responabile della qualità, Mohamed A. Uehelie, due figure quest'ultime formatesi in Italia. L'idea e i soldi sono è di un imprenditore romano, Stefano Napoleoni, 43 anni: ha venduto il patrimonio che aveva e ha scommesso tutto in Somalia, nell'unica zolla del globo che anche le Nazioni Unite non riconoscono. Nell'avventura Napoleoni non è stato completamente solo, ha trovato la compagnia e i capitali di un socio, Paolo Viterbini, 55 anni, di Ariccia, ex dipendente Alitalia, ora artista a tempo pieno; l'esperienza di un capo tecnico romano, Dante Furi, 62 anni, angelo custode dei macchinari; e l'estro dell'architetto Annunziata Gigliotti, che ha ridisegnato gli ambienti di un ex deposito per adattarlo alle esigenze della Somital. Le formule sono di un chimico italiano Salvatore Tedesco, supervisor dei preparati farmaceutici. «Perché scommettere in Somalia? Nessuno mi vuole credere - dice Napoleoni - ma vivere in una società senza etica mi spaventa più della Somalia. Fare impresa non vuol dire, a mio avviso, fare profitti a tutti i costi. Come avviene da noi, nell'evoluto Occidente. Questo paese è stanco della guerra. Si muore di dissenteria, di tubercolosi, si muore di miseria. La Somalia va aiutata. I somali chiedono aiuto dell'Italia, si sentono vicini a noi. Ma noi l'abbiamo dimenticata». All'inizio si pensava che l'esistenza della Somital nel cuore di Mogadiscio potesse scatenare le pericolose antipatie dei clan. E soprattutto disturbare gli interessi del mercato farmaceutico somalo, governato da pochi grossisti che forniscono a una rete di medici e commercianti (le farmacie lì sono dei bazar). I prodotti che circolano a Mogadiscio sono di due tre tipi: quelli pakistani, senza principio attivo e di sola farina; i mediorientali, provenienti da Giordania ed Egitto, con 30-40% di componenti terapeutiche ma dai prezzi proibitivi; quelli europei, praticamente introvabili. La Somital si è piazzata nella seconda fascia di mercato fissando prezzi di gran lunga inferiori. La reazione è stata entusiasta: quasi tutti i grossisti hanno richiesto il prodotto. Per evitare costi di vendita esorbitanti è stata costituita una società che raggruppa i vari venditori, rappresentanti delle diverse etnie presenti a Mogadiscio inserendo all'interno un membro della Somitalia per calmierare gli importi. Le prime forniture sono previste per i prossimi giorni.
F.d.C.

02/11/2003










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