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Interni Esteri

di FABIO DI CHIO FARMACI italiani nella Somalia devastata dalla guerra civile.

Stefano Napoleoni, 43 anni, romano, ex dipendente di una multinazionale farmaceutica, ex marito affettuoso, ex lavoratore assennato con alle spalle una mancata laurea in medicina ha scelto una missione impossibile.

Nella sforacchiata capitale somala Mogadiscio sta impiantando una fabbrica per la produzione di farmaci contro dissenteria e tubercolosi, i veri killer della nazione che non c'è. Lo stabilimento confezionerà subito capsule, in seguito sfornerà anche sciroppi.
Il paese è in guerra dal '91, a Mogadiscio si è sparato e ucciso fino al 20 marzo scorso. Non c'è un governo, quello esistente è provvisorio ed è acquartierato in un albergo dal quale controlla appena una fetta della città. I bambini muoiono di dissenteria, la gente è affamata, non lavora, i ragazzi di nove-dieci anni imbracciano un kalashnikov per 2 dollari al giorno alle dipendenze dei signori della guerra. Secondo l'ultimo rapporto Onu la Somalia «è un crocevia di armi, di terroristi di Al Qaeda (vedi l'attentato a Mombasa, in Kenya, ndr)». Il nostro eroe ha giocato la scommessa più grande della sua vita. Ha piantato la moglie (ma non le due figlie Francesca Romana e Greta, di 5 e 7 anni), ha venduto due case, ha incassato il malloppo (quasi un miliardo di vecchie lire) e ha puntato se stesso e i suoi averi sul Corno d'Africa. Tra i soci c'è anche Paolo Viterbini, un pittore romano, amico della famiglia Napoleoni da anni, ottimista nello sguardo e nelle tasche: ha giocato i suoi soldi sulla rischiosa roulette somala col sorriso sulle labbra.
A giugno la Tetrapharma spa aprirà i battenti. La sede operativa è in piazzale Monopolio. Sarà un caso, ma Napoleoni è davvero l'unico a produrre e vendere farmaci in loco. «La Somalia compra prodotti pakistani e indiani - spiega Napoleoni - ma sono praticamente fasulli: quando va bene contengono appena un 30% appena di principi attivi, il resto è farina. Le confezioni - racconta - somigliano ai prodotti originali che si vendono in Europa. Noi produrremo preparati che si attengono agli standard di qualità dell'Unione europea ad un prezzo che è a metà tra quelli del Medio Oriente e quelli europei». Alla Tetrapharma lavoreranno un direttore amministrativo (Adolfo Grosoli, 52 anni), un responsabile tecnico (Ezio Venturini, 43 anni, ex uomo della Carlo Erba in Somalia) ed un chimico somalo. In più un servizio di sorveglianza a 100 dollari al mese. E se le cose andranno bene saranno assunti 250 addetti. La commercializzazione dei prodotti sarà affidata ad una società i cui soci sono gli stessi clienti, i grossisti somali affiancati da un oncologo, Mohammed Ueihelie, laureatosi in Italia, che svolgerà la funzione di authority: vigilare perché i farmaci non siano venduti a prezzi esorbitanti. «A Mogadiscio - dice Napoleoni - esistono tre ospedali (ma ne funziona solo uno), una clinica austriaca (gestita da 5 suore) e 10 ambulatori privati. Il governo provvisorio ci ha accolto a braccia aperte e non vede l'ora di vedere anche i nostri politici, qualcuno che da Roma vada lì a ridare speranza alla gente che è stanca di subire e fare la guerra e che vorrebbe resistere alla arabizzazione in corso del paese. I presidi delle scuole in cui una volta si insegnava l'italiano ora hanno indossato la veste lunga e insegnano nelle madrasse (scuole coraniche) finanziate dall'Arabia saudita. La pace in Somalia costa davvero poco».









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