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VERSO LA FINANZIARIA

Pensioni, i sindacati non mollano. In cerca di un accordo per lo stop all'aumento dell'età a 67 anni

Pensioni, i sindacati non mollano. In cerca di un accordo per lo stop all'aumento dell'età a 67 anni

PADOAN

Se il premier Gentiloni ha chiuso subito la porta a interventi generalizzati sulle pensioni con la manovra di Bilancio, dunque niente stop per tutti all'innalzamento della soglia di uscita a 67 anni previsto dalla legge che adegua l'età per uscire alle aspettative di vita, i sindacati non mollano. Anche perché la partita è ormai non più economica, nel senso che le risorse da trovare devono essere verificate dall'Unione Europea, ma soprattutto politica visto che il tema della previdenza entra a pieno titolo nell'agenda elettorale. Così ieri il segretario generale della Uil, ha detto che "l'innalzamento dell'eta' per la pensione a 67 anni dal 2019 è una questione ancora aperta, fino all'ultimo cercheremo un accordo". Ora ha spiegato, "congelare l'automatismo non consterebbe nulla per il 2018. Dopo di che - aggiunge - si dovrebbe riflettere sulle tipologie di lavoro, istituendo una commissione scientifica ad hoc: è chiaro che, anche nello stesso settore, ad esempio quello metallurgico, sono cose diverse lavorare dietro una scrivania o davanti a un altoforno". La commissione proposta, ha concluso, "dovrebbe cosi' elaborare un nuovo sistema per calibrare l'aspettativa di vita", che varia a seconda del tipo di lavoro. A rinforzare l'idea che un intervento in materia di età pensionabile va preso in questa sessione di bilancio è stato anche il segretario generale della Ugl, Paolo Capone: "In un Paese civile non è minimamente accettabile spremere ulteriormente i lavoratori continuando ad alzare l'età pensionistica, siamo già i più alti d'Europa ed è un ennesimo primato negativo. Una realtà. che ci dovrebbe far riflettere sulle tutele che questo Governo riserva ai nostri lavoratori". "Oltretutto a 70 anni- prosegue- e' impensabile che le energie e la qualita' del lavoro sia pari a quella di colleghi piu' giovani ed e' una evidente mortificazione non solo fisica ma anche intellettuale del lavoro. E' quindi necessario mettere in atto una manovra che abbia una visione piu' ampia  anche verso i giovani: l'eta' pensionistica cosi' elevata genera un ingorgo che impedisce ai ragazzi di entrare nel mondo del lavoro, creando ulteriori squilibri sul sistema previdenziale". Lo spazio per creare nuovi posti di lavoro da lasciare ai più giovani c'è.  Nei prossimi anni dai ranghi della pubblica amministrazione si verificherà un esodo biblico di lavoratori per limiti di età e per dimissioni con diritto a pensione. Massimo Battaglia, Segretario generale della Federazione Confsal-UNSA ha dichiarato:  “Con questa sommatoria, al 2020 ci saranno 1 milione di dipendenti pubblici in meno”. 

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