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RIPARTE IL FANGO

Berluscoppola, riparte la fuffa a orologeria
Il boss Graviano: "Il Cavaliere mafioso"

Processo Ruby Ter Il solito copione, i giudici di Milano: processate Berlusconi

Silvio Berlusconi

Tecnicamente si potrebbe parlare di «pentimento pilotato». Quello già provato con Totò Riina. Che però non ha abboccato e pertanto morirà in carcere con buona pace della Cassazione e dello stato di diritto. Ma con il boss Giuseppe Graviano, fratello di Filippo, entrambi accusati da Gaspare Spatuzza di essere i mandanti delle stragi del ’92 e del ’93, l’occasione di questa campagna elettorale è di quelle da non perdere. Lui è giovane, una vita in galera sarebbe dura da passare. E infatti le chiacchierate dei colloqui con la «dama» messagli alle costole, in gergo si chiama così il detenuto che ti deve far parlare, assomigliano tanto a quei discorsi recitati in tv nei tanti talk show dagli attori professionisti sul copione fatto di intercettazioni ambientali o telefoniche. 

Adesso entreranno in zona Cesarini nel processo trattativa a Palermo. Suggestioni mediatiche per fregare il generale Mario Mori, sempre assolto in questi anni dalle accuse infami cadutegli addosso (l’ultima l’altroieri dalla Cassazione che ha confermato le assoluzioni in primo e secondo grado per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel maggio 1995 a Mezzojuso), ma anche interventi a gamba tesa nella campagna elettorale permanente in corso. Sono saldi di fine stagione.
Basta leggere il virgolettato di questi 14 mesi di chiacchierate a ruota libera (febbraio 2016-aprile 2017) con il camorrista Umberto Adinolfi. Che magari un giorno o l’altro chissà... che non tragga vantaggi dalla cosa. Ecco le frasi che tutti i siti ieri e tutti i quotidiani oggi evidenziano nei titoli: «Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo è stata l’urgenza…».

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