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GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

"Cara Enza, da lassù perdonaci"

"Cara Enza, da lassù perdonaci"

Scusa. Volevo chiederti scusa. Scusa a nome mio, scusa a nome dell’Italia, scusa a nome dello Stato. Scusa perché non siamo riusciti a difenderti, a tutelarti, a proteggerti. Scusa perché non abbiamo evitato la tua morte. Così come purtroppo non ne abbiamo evitate molte altre. La tua storia mi ha segnata, mi ha colpita nel profondo, perché tu avevi avuto il coraggio di denunciare, di far arrestare il tuo aguzzino. Volevi essere libera, volevi sentirti sicura, volevi continuare a vivere la tua vita normalmente, senza sentirti spiata, minacciata, senza aver paura di uscire di casa. Il tuo coraggio però non è bastato, ma non perché sia stata tu a sbagliare o a fallire, ma perché a sbagliare, a fallire siamo stati tutti noi. Il tuo assassino non doveva essere scarcerato, perché tenerlo lontano da te era l’unico strumento per proteggerti. Tu l’avevi capito. Noi no. Perdonaci Enza, per la burocrazia, per gli intoppi giudiziari, perdonaci per tutto. Perdonaci per non averti salvato. 

Vorrei dedicare la giornata di oggi ad Enza Avino. La sua è una storia agghiacciante, un esempio brutale di stalking, di violenza di genere e di femminicidio. Enza è stata uccisa dal suo ex compagno il 14 settembre del 2015. Lui non accettava la fine della loro relazione e così ha iniziato a perseguitarla, a minacciarla. Lei lo ha denunciato per stalking, lo ha fatto arrestare, salvo poi vederlo scarcerato con queste motivazioni: «Non si può ritenere che, dagli atti sin qui acquisiti, emerga una personalità così allarmante e incontrollabile dell’indagato da far ritenere del tutto inimmaginabile un suo comportamento collaborativo». Il divieto di avvicinamento ad Enza imposto ad Annunziata dal Tribunale non è stato sufficiente a frenare la sua furia, la sua smania di possesso. La giustizia, con una decisione incomprensibile, lo ha lasciato libero di uccidere. Da un punto di vista legislativo l’Italia ha compiuto passi avanti negli ultimi anni. Ma nel complesso sistema di tutela e protezione delle vittime di violenza di genere ci sono tante altre componenti. I presidi sul territorio, ossia i centri antiviolenza e le case rifugio, che nell’ultimo periodo versano in gravi difficoltà a causa anche di un notevole ritardo nello stanziamento dei fondi e che continuano ad operare grazie alla passione e alla dedizione di operatori e volontari. Le forze dell’ordine che svolgono quotidianamente un lavoro straordinario. E la magistratura che nella maggioranza dei casi opera con assennatezza ma a volte, come con il caso di Enza, prende decisioni che non sono facilmente comprensibili. Non capiamo infatti come mai Annunziata fu scarcerato nel 2015, quando la legge sullo stalking prevede la misura cautelare, ma facciamo fatica a comprendere anche la decisione di non dare l’ergastolo al killer della Avino, escludendo l’aggravante della crudeltà e optando per 30 anni di reclusione. Non è mio compito giudicare l’operato dei giudici, la mia è solo una amara riflessione, un dolore, che deriva dalla morte di una donna coraggiosa. Enza non è stata l’unica ad avere il coraggio di denunciare, forse è stata meno fortunata di altre, perché dall’introduzione della legge sullo stalking nel 2009 sono arrivate 75.305 denunce, il 77,22% da donne.

Dall’1 agosto 2015 al 31 luglio 2016 gli stalker denunciati sono stati ben 9.875 ed anche in questo caso il 76,72% dei denuncianti è una donna. La storia di Enza deve essere un monito per tutti noi. Un monito a non abbassare mai il livello di attenzione e di guardia. La prevenzione e la protezione delle donne vittime di uomini violenti non si esaurisce mai. Purtroppo a volte non si esaurisce neanche con la morte della vittima. Molte delle donne uccise infatti erano anche madri e lasciano dei figli che si ritrovano doppiamente orfani e spesso marchiati nell’animo per aver visto il padre uccidere la madre. Dobbiamo pensare anche a loro. Mi auguro che si arrivi presto all’istituzione di un fondo dedicato proprio agli orfani da crimini domestici, un fondo che prevede assistenza psicologica, sanitaria, farmaceutica, borse di studio e agevolazioni per l’ingresso nel mondo del lavoro. Sarebbe un’azione di civiltà. È il 25 novembre, è quella giornata in cui i riflettori sono accesi e puntati sulla violenza di genere. Ma questa è una battaglia che non si combatte in un giorno, si combatte ogni minuto, ogni ora, ogni giorno di ogni anno. Il mio pensiero ed il mio cuore oggi sono con Enza e con tutte quelle donne che pur avendo provato a reagire e a liberarsi dal loro carnefice sono state comunque uccise. Ma mi rivolgo anche a tutte quelle donne che invece non hanno ancora avuto il coraggio di farsi avanti e denunciare e a loro dico: non abbiate paura. Non abbiate paura di denunciare, di allontanare o di scappare da chi vi fa del male. Lo Stato ci sarà, lo Stato vi proteggerà, perché certi sbagli non possono essere commessi più di una volta.

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