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PALLONE E CRIMINALITÀ

Calciatori minacciati Comandano gli ultras

Calciatori minacciati Comandano gli ultras

Intimidazioni e avvertimenti; ricatti, soprusi e sopraffazioni. Le minacce dei tifosi dell’Inter all’attaccante neroazzurro Mauro Icardi sono la spia di come gli ultras abbiano ormai messo i calciatori sotto tiro. Stagione dopo stagione, infatti, i casi di giocatori presi di mira si moltiplicano. Al Sud più che al Nord, nella Lega Pro più che in serie A, da parte dei propri tifosi più che di quelli della squadra avversaria.
Un clima, come dimostra il rapporto dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Calciatori, che fa paura. Per via dell’aumento del ricorso alla violenza (fisica, verbale e psicologica); per la volontà di trasformare lo stadio in gogna pubblica e umiliare i calciatori; per la capacità degli ultras di controllare interi settori degli stadi; per la difficoltà di individuare i colpevoli; per il loro senso d’impunità; per come alcuni dirigenti, allenatori e calciatori siano indotti a minimizzare.

CAMPIONATO «CALDO»

La stagione 2014/2015, si legge nel rapporto, fa registrare 23 «situazioni» (singoli episodi verificatisi in specifici contesti spazio-temporali) in cui i calciatori sono fatti oggetto di atti di intimidazione e di minaccia (nel 70 per cento dei casi da parte dei propri tifosi). A ciò si aggiungono 52 «azioni minacciose e intimidatorie» (messe in atto in ogni «situazione»), che nel 71 per cento dei casi coinvolgono le squadre, nel 19 i calciatori. Nella maggior parte delle «situazioni» prese in esame si tratta di aggressione fisica, cori razzisti, danni allo stadio, agli spogliatoi, alle auto e ai pullman, insulti, lancio di pietre e bottiglie, minacce verbali, costrizione a togliersi la maglia per «indegnità» e ad andare sotto la curva, esibizione di striscioni offensivi. Quanto alle principali «azioni intimidatorie e minacciose», nel 19 per cento dei casi ci si trova di fronte a danneggiamenti alle auto di proprietà e alle strutture sportive, mentre il 17 per cento delle volte si tratta di insulti ravvicinati ai calciatori e di aggressioni fisiche (anche con bastoni e coltelli). Cori offensivi e razzisti si verificano nel 13 per cento degli episodi, così come le minacce verbali. Nell’8 per cento dei casi i calciatori sono costretti ad «inchinarsi» alla curva. Solo due volte su cento l’«arma» è lo striscione offensivo.

VITTIME I PROFESSIONISTI

Nel dossier, inoltre, si osserva che i calciatori maggiormente sotto tiro sono i professionisti (il 70 per cento dei casi) e, tra questi, soprattutto quelli di Lega Pro (35 per cento), seguiti da quelli della Serie A (31). Quanto ai campionati dilettantistici, vittime sono soprattutto i giocatori dell’Eccellenza (18 per cento dei casi). Seguono squadre e calciatori di serie D, Terza Categoria ed i Giovanissimi. Sommando i dati dei dilettanti con quelli della Lega Pro, si nota che la maggior parte delle minacce, il 65 per cento, avviene nei campionati minori, dove il rapporto tra tifoserie e calciatori è più diretto (meno ostacoli fisici, meno attenzione mediatica, più permeabilità della criminalità organizzata in alcune zone).

SUD INFELIX

Ben 12 regioni su 20 sono interessate dall’inquietante fenomeno, ma il 48% dei casi si verifica nel Mezzogiorno d’Italia, isole comprese. Il record lo detiene la Campania (26%), seguita dalla Calabria (13). Nel Sud del Paese le squadre e i calciatori oggetto di intimidazioni sono in Seria A (Cagliari e Napoli), Lega Pro (Aversa Normanna, Benevento, Ascoli Picchio), dilettanti (Eccellenza e Terza Categoria). Quanto al Centro Italia, le minacce vengono registrate nel Lazio e in Umbria (9% dei casi), seguite da Marche e Toscana (4 per cento). In serie A, la squadra coinvolta è stata la Roma, nella Lega Pro il Pisa e il Gubbio, nella D la Sambenedettese. Al Nord, infine, le intimidazioni e le violenze riguardano Atalanta e Juve.

RISCHIO STADIO

I calciatori vengono presi di mira soprattutto all’interno dello stadio (nel 57 per cento dei casi) sia durante che alla fine delle partite. Nel 43 per cento dei casi, invece, i tifosi agiscono altrove: nei centri di allenamento, nei pressi dell’abitazione, in luoghi pubblici. I motivi che spingono gli ultras ad agire sono vari: l’ennesima sconfitta (nel 62 per cento dei casi), rischio retrocessione (24 per cento), e altre cause (14), come perdere una sfida ritenuta importante.

ULTRAS VIOLENTI

Questi i casi più eclatanti del campionato 2014/2015. A Napoli, i giocatori Gonzalo Higuain e Mariano Andujar salgono su due taxi che vengono circondati dagli ultras, i quali, infuriati per la sconfitta con la Lazio, assaltano i veicoli. Prima del derby Juventus-Torino, il pullman dei bianconeri viene preso a sassate, calci e lancio di uova. A Bergamo, i calciatori dell’Atalanta interrompono il riscaldamento su richiesta dei tifosi. Campionato di Eccellenza. Il Paternò (Catania) perde in trasferta e gli ultras costringono i giocatori a togliersi la maglia perché ritenuti «non degni» di indossarla. Il presidente della società, Stefania Amato, dispone la chiusura della curva. Ancora in Eccellenza. I giocatori dell’Acri (Cosenza) pranzano in un agriturismo, quando alcuni tifosi li aggrediscono urlando «vi spezziamo le gambe». Ad uno viene puntato il coltello alla gola. Campionato provinciale Giovanissimi. Durante la gara Villanova-Sedegliano (Pordenone) dagli spalti vengono lanciate offese verso un calciatore di colore: «Negro, vai a raccogliere caschi di banane in Africa». Lega Pro. I giocatori del Pisa tornano sconfitti dal derby contro la Lucchese e vengono aggrediti da un gruppo di ultras saliti sul pullman. Ancora Lega Pro. Al termine della partita Forlì-Ascoli, i calciatori di quest’ultima, sconfitti, vengono colpiti dal lancio di oggetti. Serie D. Al termine della partita persa contro il Chieti, i giocatori della Sambenedettese sono costretti dalla curva a togliersi la maglietta. Nelle stesse settimane, allo stadio Ossola di Varese, manto erboso, panchine e porte vengono devastate dai tifosi. A Benevento, l’auto del calciatore Thomas Som viene colpita da sassi. La squadra aveva appena perso contro il Como ed era a rischio retrocessione. A Gubbio, l’auto del calciatore Davide Cais viene danneggiata dai tifosi della sua squadra. È questo lo scenario del «calciatore sotto tiro».

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