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La scissione del Pd

Bersani dà l'addio a Renzi: al referendum voto no

Bersani dà l'addio a Renzi: al referendum voto no

Il referendum ha ormai sancito la definitiva rottura nel Pd tra i dissidenti e Matteo Renzi. Prima Pierluigi Bersani, poi Roberto Speranza hanno chiaramente fatto capire al premier che spazi di ulteriore trattativa non ce ne sono più. Inizia di prima mattina l'ex segretario. «Renzi proverà a stanarmi con una proposta sull’Italicum? Chiacchiere. Lo riteneva ottimo e perfetto, tanto che lo approvò con la fiducia. E ora non mi venga a dire che darà l’incarico a Zanda e Rosato di trovare un sistema migliore. Non mi si può raccontare che gli asini volano. Vediamo in Direzione, ma io non mi aspetto nulla». Il riferimento di Bersani è al tentativo di Renzi di mettere sul campo della trattativa interna due «sherpa» che dovrebbero verificare per via parlamentare la disponibilità delle altre forze politiche riguardo i ritocchi alla legge elettorale. Via d’uscita che non convince per nulla la minoranza. Lo ha spiegato chiaramente anche Roberto Speranza, ex capogruppo dimessosi proprio in polemica con l’approvazione dell’Italicum: «Il tempo è finito. Parteciperò alla Direzione e ascolterò con attenzione come sempre. Ma non sono disponibile a nuove meline e mediazioni al ribasso, si poteva fare molto per rimediare l’errore della legge elettorale, dell’Italicum». La risposta di Matteo Renzi non si è fatta attendere molto. Nel suo tour televisivo ospite stavolta a L’Arena ha replicato agli attacchi mettendo in evidenza quelle che reputa le contraddizioni interne della minoranza: «La riforma è stata un mese nelle università, poi in Consiglio dei ministri, poi in parlamento», dove ha incontrato anche «emendamenti della minoranza Pd». Poi la stoccata: «In totale ci sono state sei letture e Bersani l'ha votata tre volte. Io rispetto l'opinione di tutti, ma Bersani l'ha votata tre volte. Se poi cambia opinione, ognuno si farà la propria idea. Ma al cittadino interessa sapere su cosa votiamo, non votano su Bersani e Renzi o su Grillo».
Insomma, all’interno del Pd i due schieramenti disconoscono apertamente le ragioni dell’altro. Davanti a questo c’è chi pensa che, per evitare una frattura scomposta, sia giunto il momento di anticipare l’assise: «Un minuto dopo il 4 dicembre – ha auspicato Francesco Boccia - indipendentemente dal risultato che uscirà dalle urne, andrà aperto il congresso, con qualche mese di anticipo rispetto alla scadenza naturale. È lì che si potranno confrontare anche duramente visioni alternative di Paese dentro lo stesso Pd».

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  • jacknonsquartat

    mauro

    giacchino

    23:11, 09 Ottobre 2016

    I vecchi non vogliono aiutare il nuovo.

    il dramma dell'italia e sempre stata la sinistra statalista cioe dipendente dello stato burocratico da lei creato per poter distruggere la fantasia del popolo.Ora i vecchi e arroganti di un potere gerarchico istituzionale non vogliono aiutare la fantasia dei giovani anche se puo avere dei dubbi esecutivi ,loro non danno la possibilita di sopravvivenza a nessuna idea di cambiamento.Questa a mio avviso e DITTATURA stupida perche demolisce un partito in favore di una opposizione becera. allora a fan culo voto 5 STELLE almeno Grillo mi fa ridere mentre BERSANI e DALEMA fanno piangere.

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