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I TORMENTI DEL GOVERNO

La stagione delle nomine

La stagione delle nomine

renzi

Caro direttore,
se non abbandona prima a causa della crisi del sistema bancario, anche Ignazio Visco, il più bel «mandarino» dell'albero Banca d’Italia, verrà sostituito dal governo nel 2017. Un anno in cui si gioca la vera partita per il potere. E Matteo Renzi, magari alla guida di un nuovo esecutivo, intende gareggiare in prima persona. La grande stagione delle nomine forse partirà già a gennaio con il rimpiazzo dei deludenti direttori generali della Rai Antonio Campo dall'Orto e del tesoro Vincenzo La Via per poi passare ad Enel, Eni, Poste, Finmeccanica-Leonardo, Terna e a decine di consigli di amministrazione e collegi sindacali. Non potrà, invece, rivoluzionare l'alta dirigenza della Pubblica Amministrazione, perché la riforma voluta dal Ministro Marianna Madia sta subendo un vistoso rallentamento dopo la sollevazione di costituzionalisti come Cesare Mirabelli e amministrativisti come il professor Federico Tedeschini (vedi intervista pag. 9) e in seguito al crescente malumore degli stessi mandarini che rischia di paralizzare l'Amministrazione. Perfino il Consiglio di Stato, chiamato a dare un parere consultivo, stenta a rendere pubblico il dispositivo. Non si sa ancora se per rispetto istituzionale o per la difficoltà di esprimere un giudizio complessivo. Grazie alla mediazione che stanno facendo Graziano Delrio, il ministro più apprezzato dai burocrati e il sottosegretario Luca Lotti , si sta andando verso uno stralcio di quello che è il punto più controverso del decreto: il ruolo unico. Una norma che permetterebbe ad un segretario comunale di un piccolo paese di diventare capo dipartimento di un ministero, se gradito al ministro di turno e, paradossalmente, ad un capo dipartimento con anzianità e curriculum di essere retrocesso «piccolo» segretario comunale. L’altro stralcio riguarda la creazione della super commissione presieduta da Raffaele Cantone che avrebbe dovuto decidere su migliaia di interpelli. La ministra Madia, firmataria della legge, ancora resiste, ma è lampante che davanti alle obiezioni del Parlamento, dove sono in corso le audizioni, dovrà effettuare più di una correzione per evitare di finire davanti alle Corte di giustizia europea e alla Consulta. Renzi tutto vuole, tranne che una guerra anche con i «mandarini» durante la sessione di bilancio.

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