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Paziente bruciato Un liquido alimentò il rogo del letto

Perizia choc dei vigili del fuoco La sostanza forse portata da fuori

Paziente bruciato Un liquido alimentò il rogo del letto

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Un liquido "acceleratore" ha alimentato le fiamme che hanno divorato Gheorge Andoni, nel suo letto di ospedale al San Camillo, la notte del 1 maggio scorso. Il rogo si era sviluppato in una stanza del reparto di Medicina, al secondo piano del padiglione Maroncelli. Per il 65enne, ricoverato nel nosocomio a causa dell'amputazione di un piede, non c'era stato nulla da fare: è morto carbonizzato.

Dal risultato della perizia eseguita dai vigili del fuoco, su delega della Procura di Roma, ora è emerso che il materasso su cui era sdraiato l'uomo di origine moldava, residente a Ostia, è bruciato troppo velocemente per trattarsi di un incendio casuale. Secondo i calcoli, infatti, la combustione sarebbe stata accelerata da un liquido infiammabile, probabilmente non presente in ospedale. Il sospetto è che qualcuno l'abbia portato dall'esterno, con lo scopo di uccidere Andoni. Al momento si tratta solo di un'ipotesi investigativa tutta da accertare e su cui stanno lavorando i carabinieri del Nas. Il fascicolo è contro ignoti. Quanto al reato ipotizzato, il pm Silvia Sereni procede ancora per omicidio colposo e omissione colposa di cautele. Per la seconda fattispecie si tratta di un reato relativo alla fruibilità dei mezzi destinati all'estinzione di un incendio. L'impianto del San Camillo si sarebbe infatti attivato con ritardo, quando ormai le fiamme erano già alte. Al momento non è stata di grosso aiuto la testimonianza resa dall'uomo che era ricoverato nella stessa stanza di Andoni ed è riuscito a salvarsi. «Ho visto le fiamme avvolgere il letto. Ho avuto paura», si è limitato a dire il paziente. Non ha saputo dire, però, cosa abbia causato l'incendio, probabilmente perché in quel momento stava dormendo e si è svegliato quando ormai era troppo tardi. Il personale dell'ospedale è riuscito a metterlo in salvo, mentre per il moldavo non si è riusciti a fare in tempo: il suo corpo era già avvolto dal fuoco.

Ciò che risulta inspiegabile è il fatto che, all'improvviso, le fiamme si siano alzate da sotto il letto: erano molto intense, tanto che hanno fuso gli infissi di alluminio. I vetri sono scoppiati e il controsoffitto ha ceduto. Il reparto era stato rinnovato da poco, quindi era a norma. Nella stanza non sono stati trovati lumini o candele, non c'erano nemmeno strumentazioni elettriche accese. Secondo quanto riferito "a caldo" dagli altri pazienti, la sera del 30 aprile Andoni avrebbe ricevuto la visita della figlia e di altri due familiari, ci sarebbe stata una discussione, qualcuno li ha sentiti parlare animatamente prima di lasciare l'ospedale, quando era ormai molto tardi, le 23:30. Tuttavia l'indomani pomeriggio, nonostante fossero stati avvisati del decesso da diverse ore, i parenti avevano tardato a presentarsi all'obitorio. Ora però, con una maggiore solerzia, la famiglia si è costituita parte civile nel procedimento.

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