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Il solito Santoro: «Riparto da Silvio»

Don Michele riappare in Rai per parlare della «crisi del berlusconismo» «La tv è a pezzi, il talk show non è morto, destra e sinistra esistono sempre»

Il solito Santoro: «Riparto da Silvio»

Conferenza stampa Rai - Presentazione del programma RAI "ITALIA" con Michele Santoro

Accolto dal diggì Campo Dall’Orto e dalla direttrice di RaiDue Ilaria Dallatana, Michele Santoro torna a Viale Mazzini in pompa magna. Condurrà (per il momento) «Italia», al via da domani sera su RaiDue alle 21,10. Il nome del programma, preso in prestito del dirigibile della drammatica spedizione di Umberto Nobile al Polo Nord nel 1928, è nuovo, in compenso le idee sono sempre quelle. Indovinate di cosa parlerà la trasmissione? Ma della crisi del berlusconismo.

Sorride, anzi è raggiante «Don Michele» quando con una battuta dice che gli è stata fatta una proposta «che non si può rifiutare», e che lui «è contentissimo, anzi, commosso, di poter tornare in Rai» e anche «senza strumenti giudiziari» perché lui è un «figlio della Rai, un uomo Rai e orgoglioso di esserlo». E poi, siccome è uno che le cose che fa, quando le fa, le fa bene, spara anche un paio di cannonate contro Cairo «che si vorrebbe comprare anche il Corriere della Sera».

Comunque, dice lui, il format di «Italia» è nuovissimo: quattro serate, non consecutive, ma sparse nel corso di più mesi, per affrontare altrettanti temi con una sorta di docufilm seguito da una dibattito in studio, sperando, dice Santoro, di non avere l’«effetto cineforum». Prima puntata dal titolo «Tutti ricchi (per una notte)». Un viaggio tra Ibiza e Dubai a fare da sfondo al tema del passaggio dall’illusione di poter diventare tutti ricchi, generata da Berlusconi e dal berlusconismo, fino al disincanto di sentirsi tali nello sballo di una notte. A parlarne saranno Flavio Briatore ed i sindaci di Milano e Napoli, Beppe Sala e Luigi De Magistris. Insomma alla fine di che programma si tratta? Di certo c’è una buona dose di talk show. Perché «è demenziale dire che i talk show sono morti, è un genere primario della tv, non potrà mai morire», spiega Santoro. Semmai «si era logorato un certo tipo di trasmissione, super copiata e diffusa nel palinsesto, perché ormai abbiamo una televisione a pezzi in questo momento».

«Le prossime puntate di "Italia"? - continua il giornalista - Stiamo seguendo molti temi, decideremo più avanti cosa fare il 15 dicembre (data del secondo appuntamento con Italia su Rai2) e cosa nel 2017». Ai quattro appuntamenti con «Italia» si aggiungeranno due serate collegate tra di loro, «in un formato sperimentale che si intitola "M"». E poi il discorso non può che che ricadere su Berlusconi. Buona parte della sinistra lo ha rivalutato? C’è chi lo chiama «statista»? «Io no di sicuro!» Dichiara Santoro, però tra lui e il suo «storico nemico» c’è sempre stato rispetto. «Gli ho esposto le mie critiche in maniera spietata, ma ho sempre avuto grande rispetto personale. Se poi mi chiedete se è stato uno statista la mia risposta è no». E il rispetto, assicura, è sempre stato reciproco. «L’ultima volta che ci siamo incontrati mi ha salutato: ciao Michele, come stai?». Come due vecchi amici-nemici.

La direttrice di Rai2, Ilaria Dallatana, che in modo abile e astuto si è portata in casa «Santoro pigliatutto» non azzarda ipotesi di audience, dice solo di essere «molto orgogliosa» di avere il giornalista campano nella sua squadra. «È un professionista di grande esperienza che ha ancora voglia di provare delle strade nuove».

E a proposito di novità si è consumata una nuova puntata del telefilm giallo sui nuovi loghi Rai, criticati perché appaltati all’esterno e pagati «tantissimo». Ieri Guido Paglia, che per dieci anni è stato il direttore della Comunicazione e delle Relazioni Esterne di Viale Mazzini e che si è personalmente occupato del restyling dei loghi aziendali del 2010, ha mosso critiche di fuoco al personaggio misterioso «che ha fatto scrivere a ”L’Espresso” le bugie sui costi dei nuovi loghi», che, secondo una indiscrezione pubblicata sul settimanale sarebbero stati pagati dall’azienda 350mila euro. «A me - scrive Paglia sul suo sito "L’ultima ribattuta" - risulta una spesa maggiore e soprattutto la mancata utilizzazione delle risorse interne, tagliate rigorosamente fuori da tutto il procedimento. Ma non è questo il punto cruciale - aggiunge - Perché la mascalzonata è un’altra: quella di aver fatto scrivere al settimanale, per poter mettere in risalto le proprie capacità manageriali, che il restyling del 2010 costò invece all’azienda la bellezza di 900.000 euro. Menzogna assoluta e diffamatoria». Quella riforma, assicura Paglia, non ne costò più di 200mila.

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