cerca

DELITTO STIVAL

"Ha ucciso Loris, 30 anni per Veronica"

"Ha ucciso Loris, 30 anni per Veronica"

BA__WEB

La Procura di Ragusa non crede alla Panarello: "Bugiarda e manipolatrice". Per la pubblica accusa la donna "voleva coprire la relazione con il suocero"

Condanna a trent'anni di carcere. È questo l'esito della requisitoria tenuta ieri nel Tribunale di Ragusa dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota contro Veronica Panarello, 27 anni, la giovane madre accusata di aver strangolato il figlio Loris, di otto, il ventinove novembre di due anni fa, nel paesotto di Santa Croce Camerina. In quattro ore di ricostruzione investigativa l'imputata è stata definita «egocentrica, bugiarda e manipolatice», tuttavia il colpo di scena che rende torbido lo scenario in cui sarebbe maturato il delitto, è il movente evocato dall'accusa. Veronica Panarello ha ucciso il figlio per impedirgli di rivelare la relazione sessuale che intratteneva con il suocero Andrea Stival, nonno del bambino.

Una circostanza negata dal presunto amante e finora ritenuta poco verosimile (perlomeno ufficialmente) dagli investigatori. Insomma, proprio così bugiarda Veronica Panarello non sarebbe stata: quando nell'udienza di lunedì 26 settembre ha accusato il cinquantaduenne Stival di aver ucciso Loris perché il ragazzino ragusano aveva visto lui e la madre baciarsi in cucina, avrebbe mentito solo nell'attribuzione della responsabilità materiale dell'omicidio. Tangibile imbarazzo da parte di tutti. Il presunto amante Andrea Stival, scuro e pensieroso, se ne è andato dal Tribunale negando un commento ai giornalisti che lo incalzavano. Imbarazzo per Davide Stival, marito di Veronica, che si trova in una imbarazzante ipotesi di scandaloso triangolo amoroso. Il Procuratore Petralia, al termine dell'udienza, sembra avvertire il disagio corale: «Il movente non è direttamente collegabile al delitto. Se Veronica non avesse confessato la relazione? Saremmo andati avanti, perché il movente non è necessariamente individuabile».

Il legale del suocero di Veronica, Francesco Biazzo, non svicola, ma neanche attacca la Procura: «Una relazione non significa che l'omicidio sia attribuibile al mio assistito Andrea Stival. Non siamo d'accordo, e mercoledì (prossima udienza) diremo la nostra». Veronica Panarello era arrivata alle dieci al Tribunale di Ragusa, vestita di nero e piuttosto tesa. Avendo scelto il rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica si aspettava la batosta (i trent'anni di carcere richiesti) ma forse non che la Procura desse credito all'ipotesi di una storia familiare scandalosa. La requisitoria ha scavato anche nei rapporti tra madre e figlio. Quando il bambino viene strangolato la mattina del ventinove novembre e poi buttato in un canale in contrada Mulino Vecchio (sarà un cacciatore amico proprio del nonno a ritrovarlo), Veronica Panarello vive l'angoscia di sapere che il figlio «sa». E che vuole dire tutto al padre. Il procuratore Petralia: «Pur essendo sana di mente, aveva col bambino un rapporto inverso. Lui era l'amico, lei era la figlia». Ma quali elementi ha in mano il pool investigativo per ritenere che Veronica Panarello e Andrea Stival siano stati davvero amanti? I tabulati telefonici, in prima battuta: 555 telefonate nei sei mesi del presunto legame, contro le totali seicento registrate in un anno. E qualche voce di troppo giudicata attendibile.Veronica Panarello non esce perdente da questa prima fase processuale, nonostante la condanna a suo carico sia data per certa. A perdere è il contesto sociale in cui è cresciuta, che l'ha forgiata indifferente alle regole morali e, di fatto, ammalata di solitudine.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Opinioni