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CAPITALE DA PAURA

Gli abusi del branco in una baracca vicino alla stazione

Gli abusi del branco in una baracca vicino alla stazione

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I segni di quei lacci utilizzati per immobilizzarla erano visibili sui polsi della donna. Le ferite sul suo volto raccontavano la storia di una ragazza che aveva provato a lottare con tutte le sue forze. I piedi scalzi e sporchi di sangue non le avevano impedito di raggiungere l'ospedale e denunciare l'incubo vissuto. Giulia (il nome è di fantasia), una brasiliana di 48 anni, è stata violentata dal branco, segregata in una baracca in via Tuscolana, picchiata con ferocia e rapinata. Tuttavia Giulia ha trovato la forza di scappare, il coraggio di denunciare. L'orrore è iniziato il 25 settembre scorso, quando due giovani si sono avvicinati a lei. E.M, un algerino di 27 anni, e H.H, trentunenne tunisino, desideravano avere un rapporto sessuale con la donna. Un rifiuto inconcepibile per i due aggressori, figli di una capitale degradata e violenta, di una Città Eterna dove spesso, troppo spesso, sono le donne a essere prese di mira. Così i due ragazzi hanno iniziato a picchiare Giulia.

La donna ha provato a difendersi, ha lottato, ma i due orchi erano più forti. Giulia è stata immobilizzata e trascinata in una baracca, un manufatto abbandonato in via Tuscolana. Le hanno legato i polsi dietro la schiena e la hanno segregata, impedendole persino di andare in bagno. Aveva ancora i piedi scalzi e sporchi di sangue quando è arrivata in ospedale. Ai medici e agli agenti, la vittima ha raccontato di essere stata costretta a subire un rapporto sessuale con la compagna 23enne di uno dei due aggressori, una ragazza di origini rumene, B.A.. «Ho perso i sensi, sono svenuta» ha spiegato agli inquirenti. Poi con quelle poche forze che le erano rimaste ha approfittato della stanchezza dei suoi aguzzini. Ha atteso che si addormentassero e silenziosamente, impaurita, traumatizzata e ferita ha raggiunto l'uscita della baracca e ha iniziato a correre più veloce che poteva. Giunta all'ospedale San Giovanni, proprio come la ragazza australiana violentata domenica scorsa in zona Colle Oppio, è stata immediatamente soccorsa dai sanitari. Poi, ancora scossa, ha raccontato ciò che ricordava agli agenti del Commissariato San Giovanni e a quelli del Commissariato Celio. Ha rivissuto quell'incubo durato ore, ha narrato ogni attimo delle torture subite. Così i poliziotti, coordinati dottor Massimo Improta, hanno iniziato a indagare. I risultati sono stati immediati. I tre sono stati fermati mentre erano ancora in quel manufatto abbandonato. Poi sono stati identificati. Non è la prima volta che gli aggressori si trovano faccia a faccia con la giustizia. Gli accertamenti condotti dagli inquirenti hanno permesso di collegare i tre orchi a una rapina aggravata. Tempo prima infatti avevano aggredito e derubato un signore tunisino, sempre nei pressi della stazione Tuscolana. Quella volta erano riusciti a farla franca. Adesso no. E i reati contestati sono gravi. La procura di Roma non li ritiene colpevoli solo per le azioni commesse ai danni della donna brasiliana: «sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo». Ma anche per i crimini subiti dal signore tunisino: «rapina aggravata». Non è la prima volta che “il branco” prende di mira una donna. La notte tra il 6 e il 7 settembre del 2015, un 23enne ucraino e un 26enne egiziano, insieme a un terzo uomo hanno fatto assumere droga e alcol a una ragazza svedese. Poi, approfittando dello stato di torpore indotto nella vittima, conosciuta in un locale al centro di Roma, la hanno violentata ripetutamente. Ci sono voluti alcuni mesi, ma alla fine, i militari dell'Arma sono risaliti all'identità degli aggressori e li hanno arrestati.

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