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Affitti brevi, Sweetguest fa il padrone di casa al posto vostro

La startup milanese gestisce gli annunci Airbnb di privati

Affitti brevi, Sweetguest fa il padrone di casa  al posto vostro

Il fenomeno Airbnb sembra ormai inarrestabile. I numeri del servizio di gestione degli affitti brevi crescono di anno in anno fra le proteste degli albergatori, che chiedono regole più eque, e i tentativi dei vari governi di tassare i guadagni della piattaforma. In Italia, una delle mete più scelte su Airbnb, nel 2017 si contano quasi 8 milioni di visitatori, con un guadagno medio di più di 2.000 euro a host. Un affare per chi vuole guadagnare qualche soldo affittando ai turisti la stanza degli ospiti e per chi gestisce un bnb vero e proprio e ha bisogno di visibilità globale. Ma in Italia c’è chi ha pensato di poter fare di più per sfruttare al meglio le possibilità offerte dagli affitti brevi: i ragazzi di Sweetguest.

La start-up, nata a Milano nel 2016, ha come obiettivo quello di facilitare e ottimizzare la gestione degli affitti brevi su Airbnb. Creare un annuncio e affittare alle condizioni migliori il proprio appartamento è impresa ardua e spesso sottovalutata. Sweetguest, grazie a un sistema basato sul software proprietario Booking Booster, corre in aiuto degli host per far sì che l'annuncio non scompaia nella giungla di Airbnb e che i proprietari guadagnino il più possibile. I numeri parlano di oltre 500 immobili gestiti, 44mila ospiti accolti e un tasso di occupazione medio degli immobili dell’85%.

Sono due i pacchetti proposti da Sweetguest: Gestione Online e Gestione Completa. Scegliendo la Gestione Online, che costa il 10% sulle notti vendute, si lascia a Sweetguest il controllo dell’annuncio e delle prenotazioni mentre il proprietario dovrà accogliere gli ospiti e gestire pulizie e manutenzione dell’immobile. Con la Gestione Completa, che costa il 20% del guadagno sull’affitto ed è attiva a Milano, Firenze, Roma, Venezia e Torino, si usufruiscono anche di tutti i servizi fisici di Sweetguest. Il proprietario lascia le chiavi di casa ai dipendenti della piattaforma che poi si occuperanno di tutto: accoglienza ospiti, pulizie, lavanderia, servizio fotografico professionale e ogni eventuale imprevisto.

Bisogna poi chiaramente farsi due calcoli e capire se il gioco vale la candela: del prezzo dell'affitto pagato dal cliente per un appartamento, fra tasse varie, trattenuta di Airbnb e costo dei servizi Sweetguest al proprietario ne arrivano netti poco più della metà.

“Il nostro è un servizio dedicato ai proprietari privati che vogliono approfittare dell’opportunità di affittare a breve, quindi senza perdere il controllo della loro casa e senza rischiare di avere inquilini morosi – ci racconta Edoardo Grattirola, uno dei due fondatori della start-up - il 90% delle case gestiamo le abbiamo portate noi su Airbnb”.

La sede romana di Sweetguest è stata aperta a marzo 2018. “Roma è una città molto grande – continua Grattirola – una prova del nove per noi e per la nostra organizzazione logistica”. A far funzionare i servizi offerti da Sweetguest, infatti, oltre al software Booking Booster, ci sono gli oltre 30 dipendenti dell’azienda a cui si aggiungono più di 50 collaboratori da società esterne o a partita IVA. Fra lo ci sono i checkinner, incaricati di pianificare e organizzare il check-in, che da qualche settimana possono fare affidamento su un’app specifica dedicata ai loro compiti. “Ma lavorare come checkinner non è come lavorare per Deliveroo – assicura il co-funder di Sweetguest - un nostro checkinner con partita IVA guadagna anche 50 euro al giorno”.

Ma nel mondo che gira intorno ai servizi per gli affitti brevi è impossibile non affrontare la questione delle tasse, che Airbnb e simili non pagano in Italia, ma nel paese in cui risiede la loro sede legale. Per risolvere il problema, un anno fa il governo italiano ha previsto una cedolare secca a carico degli host da applicare agli affitti brevi. Le piattaforme dovrebbero raccogliere una tassa del 21% e versarla nelle casse dello Stato. Ma Airbnb, non avendo sede in Italia, non può fare da sostituto d’imposta per i proprietari. Da qui si è aperto un contenzioso ancora in corso. Per Edoardo Grattirola la tassa non è studiata benissimo: “Lo scopo deve essere quello di limitare il mercato turistico degli affitti brevi non registrato e offline – continua Grattirola – sono favorevole a un’aliquota agevolata che attiri chi affitta a nero e che vada bene ad Airbnb”.

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