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COLOSSO HI-TECH

Il capo di Samsung non sarà arrestato per lo scandalo di Stato in Corea del Sud

Lee Jae-yong era accusato di corruzione: maxi donazioni per avere l'appoggio della presidente Park e della consigliera "ombra" Choi

Il capo di Samsung non sarà arrestato per lo scandalo di Stato coreano

Samsung tira un respiro di sollievo. Trascinato ballo nello scandalo più clamoroso della Corea del Sud, il vicepresidente del colosso tecnologico, leader di fatto dell'azienda, non sarà arrestato per corruzione nell'ambito del caso della presidente coreana Park Geun-Hye e dell'influenza nefasta e interessata della sua amica e confidente Choi Soon-Sil.

Il tribunale distrettuale di Seul ha infatti respinto la richiesta di arresto dell'erede e presidente de facto di samsung, Lee Jae-yong, presentata lunedì dalla procura sudcoreana per presunto coinvolgimento nello scandalo legato alla presidente sospesa Park Geun-hye. La richiesta era legata a donazioni multimilionarie di Samsung a fondazioni e imprese controllate da Choi Soon-il, amica e consigliera di Park, in cambio di presunti favori. Dopo aver appreso la decisione del tribunale, Lee è uscito dal carcere di Uiwang, a sud di Seul, dove era rimasto per 14 ore in attesa del verdetto. Non ha risposto alle domande dei giornalisti.

La procura aveva accusato Lee di corruzione, malversazione e spergiuro, ritenendo che le donazioni di 18 milioni di dollari fossero state effettuate in cambio dell'appoggio del governo Park a una controversa fusione di due sussidiarie di Samsung nel 2005, un'operazione di riassetto strategico intragruppo in cui era coinvolto il National pension service, fondo pensione pubblico sudcoreano. "Ci risulta difficile capire la ragione, la necessità e l'appropriatezza dell'ordine di arresto a questo stadio" delle indagini, hanno spiegato i giudici di Seul nel verdetto, rigettando la richiesta ma ammettendo che ancora non è chiaro se le donazioni rientrino nell'ambito di una serie di favori tra il governo e la più grande azienda del Paese asiatico.

Lo scandalo tra la presidente e la sua "ombra" sta paralizzando da mesi la Corea del Sud. Tutta la vicenda è incentrata sull'amica della presidente Park Geun-Hye, Choi Soon-Sil, sua confidente che ha sempre agito nell'ombra e che è stata arrestata a inizio novembre per frode e abuso di potere. Choi, 60 anni, è accusata di aver utilizzato la sua influenza su Park per costringere gruppi industriali a versare fondi ad alcune fondazioni e di cui si è in seguito servita a scopi personali. Ad accrescere il mistero l'aurea di "sciamana" della protagonista principale dello scandalo. Choi sarebbe legata a un misterioso culto che affonda le sue radici nella tradizione sciamanica coreana.

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