Verso le regionali

FATE PRESTO!

Gian Marco Chiocci

Manca poco al voto del Lazio e il centrodestra è senza candidato: Gasparri, Rampelli, ora Bertolaso. Presidente ci pensi lei (e Pirozzi sembra prendere quota)

Fate presto. Anzi, faccia presto presidente Berlusconi. Da osservatori preoccupati e cittadini affranti, la imploriamo: sul Lazio non c’è alternativa al miracolo. Dunque, solo lei può. Senza un candidato unico, uno qualsiasi, rischiamo il bis del Campidoglio. La vittoria alla Regione è data per sicura ma così combinati non arriverà mai. Solo un leader come lei, in grado di farsi concavo di fronte a interlocutori convessi, capace di affrontare e mandare in porto trattative impossibili, può far rinsavire un centrodestra di dilettanti, logorato dai veleni, incapace di mettersi d’accordo. Ogni giorno è un giorno perso. Zingaretti corre da un pezzo, la Lombardi corre da pazzi, da queste parti si corre a gambero. Parli con gli altri leader della coalizione, li costringa a turarsi il naso e trovare un’intesa, non lasci ai plenipotenziari locali l’onere di esercitare un potere (elettorale) che non hanno e tolga loro la possibilità di mettere veti incrociati e rimandare sine die scelte non più rinviabili. Spenga il frullato di nomi che finora ha macinato (e continua a macinare) figure impossibili come Bertolaso, un amico del Tempo e degli italiani, ricicciato ieri aspettando Rita Dalla Chiesa. Si ricordi della figuraccia di Roma. Da queste colonne, facendoci portatori delle voci dei lettori e interpreti di un malessere diffuso, testimoni oculari del malgoverno del Pd e di Marino, ci sbracciammo e insistemmo affinché il centrodestra non arrivasse spaccato all’appuntamento. Alla fine i candidati dell’area moderata e identitaria furono due, per poco non addirittura tre, e vinse il Movimento 5 Stelle di Virginia Raggi, consegnando Roma alla degenerazione di Marra, Monnezza e Spelacchiopoli. Per il Lazio, lo schema rischia di ripetersi in fotocopia. Il bailamme di un centrodestra in confusione consegna, al momento, due nomi, se non tre: Sergio Pirozzi (il più quotato nelle ultime ore) e Maurizio Gasparri, con Fabio Rampelli outsider. Attorno a loro, come lei sa bene, ogni giorno non si tesse la tela della sintesi bensì delle vendette incrociate, di pedine spostate avanti e indietro in una tattica sfiancante che sembra aver abdicato all’ammuina. L’impressione è quella dello stallo, una coalizione sfibrata, stanca e bloccata mentre i competitor, Lombardi e Zingaretti, si sbattono già sul territorio. Presidente, nessuno meglio di Lei sa che il centrodestra è avanti ovunque nei sondaggi. Lo sarebbe anche nel Lazio ma questo tira e molla lo arretra senza pietà. E allora via, prima di arricchire il cimitero politico dei perdenti per autogoal tenti Lei l’ultima mediazione per arrivare a un candidato unico.

Dopo aver letto i sondaggi che ha commissionato e che martedì le daranno l’ultima schiarita, si chiami Sergio Pirozzi e ci parli a quattr’occhi. È notorio che al sindaco di Amatrice hanno proposto di tutto (finanche incarichi di governo) e l’interessato ha sempre detto no. Cerchi lei di convincerlo o di capire l’ostinazione di una persona perbene quale è Pirozzi, che andando da solo – oltre far perdere il centrodestra – perderà anche la possibilità di entrare in consiglio regionale (la legge glielo vieta) e darà fiato a quanti vedono nella sua corsa kamikaze il riscontro a un accordo inconfessabile con Zingaretti. Poi, se il camerata Sergio non la convince, o lui stesso non si convince, trovi cinque minuti per Maurizio Gasparri lanciato urbi et orbi nello spazio regionale eppoi lasciato appeso al nulla di una decisione sempre rimandata. Gli dica cosa fare, se continuare o lasciar perdere. Finiamola però con questo gioco al massacro. Presidente Berlusconi, ieri sera lei ha detto che un candidato ce l’ha, che la proposta l’ha fatta e aspetta una risposta. Tutti pensano a Pirozzi, noi crediamo sia un meraviglioso bluff. Questo territorio ha troppo sofferto per un’accoppiata Pd - 5 Stelle che sta regalando disastri in ogni settore portante della cosa pubblica. Conquistare il Lazio significa avviare un percorso di bonifica politica e amministrativa che deve prevedere il ritorno del centrodestra al Campidoglio. La vittoria è quindi un passaggio necessario, per risarcire gli elettori moderati del torto del 2016. Ma il motivo è anche un altro: una Capitale così in rovina, una Regione così immobile, rischiano di fare dell’Italia l’immagine di una cartolina ingiallita e sgualcita. Un centrodestra degno di questo nome e davvero desideroso di avviare il Paese sulla strada del buongoverno, dovrebbe levarsi il sangue pur di evitarlo. La gente, la nostra gente, non vi capisce più. Si chiede cosa state combinando, perché litigate senza sosta, come mai reiterate gli errori precedenti. Questo popolo un altro disastro non lo merita e non ve lo perdonerebbe. E allora, presidente. Lei che ha sempre giocato per vincere sfrutti il vento in poppa e il doppio voto dell’election day: la palla è a porta vuota. Un’occasione così non ricapita più. Diceva San Francesco d’Assisi che si comincia a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso ci si sorprende a fare l’impossibile. Ecco. La preghiamo, umilmente la supplichiamo. Lei che è in odore di santità, faccia ’sto miracolo. Ma lo faccia presto.

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