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LA MEMORIA DELLA DISCORDIA

Saluti romani al camerata Dem

Saluti romani al camerata Dem

Il Palazzo della Civiltà italiana a Roma conosciuto come il "Colosseo quadrato"

Per mesi ci hanno sfracellato i cosiddetti sostenendo che lo ius soli era irrimandabile, intoccabile, irrinunciabile, indispensabile. Di fronte a stragi, stupri, sgomberi, violenze d’ogni genere commesse da terroristi immigrati e criminali clandestini (o rifugiati) maggioranza e governanti insistevano a dire che lo ius soli veniva prima di tutto e dunque chi era contro era prima di tutto un razzista, uno xenofobo, il più intollerante degli intolleranti. Adesso che a ridosso del voto i sondaggi danno il Pd in picchiata anche perché la gente, pure a sinistra, non ne può più del buonismo boldriniano e delle porte umanitarie spalancate, che ti combinano lorsignori? Si rimangiano tutto, fischiettano come se nulla fosse a chi rinfaccia loro i moniti di quattro mesi fa di Gentiloni («Questi bambini sono italiani, è un doveroso atto di civiltà riconoscerlo. Mi auguro che il Parlamento lo faccia molto presto, nelle prossime settimane») e rimandano la pratica a chissà quando. La legge, infatti, da ieri esce dal calendario del Senato per rientrarvi sine die, o probabilmente mai più, ufficialmente perché non c’era accordo nella maggioranza ma soprattutto perché si sono accorti che il Paese non sa cosa farsene di certi sturbi ideologici dovendo convivere alla bell’e meglio ogni giorno con i disastri di un’immigrazione incontrollata.

Una figuraccia epocale che stanno provando a mascherare ideologicamente con un’altra proposta di legge, figlia di un approccio fondamentalista alla realtà delle cose: il ddl Fiano, dal nome dell’antifascista più fascista che c’è, cucito su misura per sbattere in galera i nostalgici del fascismo, i venditori di gadget del Ventennio, i burloni che postano su Facebook e girano per WhatsApp filmati o frasi di nonno Benito. Si basa, quella legge, sulla convinzione surreale che dai memorabilia, dai vecchi riti di commemorazione dei defunti, dai ristoranti con i menu a tema possa nascere una nuova marcia su Roma. Ieri è stata approvata alla Camera, in prima lettura. E chissà, qualora dovesse diventare legge dello Stato, quanto saranno intasati i tribunali di questo Paese e quanta povera gente dovrà ingaggiare un avvocato per qualche imprudenza o semplicemente per aver fatto la foto ad un soprammobile in casa. Eccola, la sinistra delle paranoie. Sposa sogni impossibili da un lato, come quello del multiculturalismo e dall’altro rispolvera incubi inesistenti, in un vortice ideologico, finendo sempre per mostrare il suo vero volto, quello dell’intolleranza e della distanza abissale dal sentire del Paese. Che infatti, tra qualche mese, la punirà come sempre. E noi quel giorno saremo lì, tutti schierati, a salutarla romanamente (perché siamo romani, che avete capito!).

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