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13/01/2012, 05:30

Notizie - Frosinone

Omicidio di Yara Intervista a Elisa Fusciello, ciociara residente a SanVittore del Lazio coinvolta nell'indagine

«Quel numero di telefono non è il mio»
Il cellulare intestato alla donna agganciato a Brembate. Ma è tutto un grande equivoco

Lorenza DiBrango
S.

VITTORE DEL LAZIO «Quel numero non è il mio e io non sono mai stata in quelle zone». Poche parole, ma chiare, dirette: Elisa Fusciello, la donna di San Vittore del Lazio che è finita suo malgrado nelle indagini sulla morte di Yara Gambirasio, spiega che si è trattato di un grosso errore. E anche i primi risultati le stanno dando ragione. Sembravano in Ciociaria le indagini sulla morte della tredicenne scomparsa da Brembate nel novembre del 2010 e trovata morta dopo tre mesi: ma potrebbe trattarsi solo di un equivoco, su cui presto però sarà fatta luce. Il giallo è legato a un numero di telefono che risulta intestato alla donna, ma che lei non ha mai attivato. Gli investigatori sono arrivati a San Vittore partendo proprio da un cellulare: è uno di quelli che il giorno della scomparsa di Yara hanno agganciato il ponte telefonico della zona di Brembate. Per questo i carabinieri si sono presentati a casa sua e le hanno notificato la richiesta di sottoporsi all'esame del Dna. Lei lo ha fatto, pensando soprattutto a quello che stavano provando i genitori di Yara. L'incubo per Elisa Fusciello è iniziato un po' di tempo fa, come spiega il suo avvocato Teresa Testa di Cassino: è stata chiamata dai carabinieri una prima volta e le è stato esibito un numero di telefono, dicendole che risultava intestato a lei. La donna ha subito spiegato che non sapeva nulla ma che avrebbe controllato. Ha fatto tutti gli accertamenti, chiamando i numeri di competenza dei vari gestori. L'esito, per lei, era scontato: quel numero non le apparteneva. Lo ha comunicato ai carabinieri, ma dopo qualche giorno i militari sono tornati a casa sua facendo delle domande relative al giorno della scomparsa di Yara. Le hanno chiesto di sottoporsi al Dna e lei non ha avuto remore. A quel punto però la donna ha voluto rivolgersi a un legale. Ha scelto l'avv. Testa, che ha avviato le procedure previste in questi casi. Prima di tutto ha inoltrato delle richieste ai due gestori a cui era collegato quel numero: nel 2008 infatti c'è stato un passaggio da una compagnia a un'altra. L'ultima, quella che ha gestito la sim negli ultimi anni, ha già risposto per iscritto all'avvocato, confermando che quel numero non è mai stato intestato alla donna. La società che invece ha attivato quella scheda nei primi anni ha risposto per il momento solo in via ufficiosa, ma l'esito è sempre lo stesso: la signora Elisa Fusciello non risulta intestataria. Si era anche diffusa la voce che magari quel numero potesse essere usato da un uomo con cui la donna aveva avuto una relazione. Anche in questo caso arriva secca la smentita: «La mia assistita – ha spiegato l'avv. Testa – è separata da 12 anni e non ha avuto negli ultimi anni alcuna relazione». La signora Elisa con poche parole spiega chiaramente la sua posizione. Quel telefono cellulare è il suo? «No, non è mio». Si è detto che lei potrebbe averlo prestato a qualcuno... «Assolutamente no, io non ho prestato alcun telefono a nessuno». Lei non ha esitato a dare il suo Dna… «L'ho fatto spontaneamente, pensando alla famiglia e a quello che è avvenuto. Ma io non sono mai stata a Brembate». Ora l'avvocato Testa ha già ricevuto il mandato per una denuncia cautelativa.

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13/01/2012










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