L'ha detto ieri la governatrice, Renata Polverini, concludendo la discussione nel consiglio regionale dedicato tutto alla delicata situazione della sanità laziale. «Mi auguro che il commissario — ha precisato sul nuovo ospedale di Frosinone — mi dica modalità e tempi del trasferimento della struttura. Se necessario, così come ho pulito il mio ufficio, andiamo tutti a fare il trasloco. Come sapete, non mi fermo davanti a nulla». Comunque sia, sempre ieri, la consigliera dell'IdV, Annamaria Tedeschi ha presentato una mozione urgente affinchè la Regione autorizzi il commissario dell'Asl ad assumere il personale medico e paramedico «nel numero che sarà ritenuto necessario» per aprire il nuovo ospedale di Frosinone «nel più breve tempo possibile». Nella discussione in consiglio sono intervenuti il capogruppo Lista Polverini, Enzo Di Stefano, e Francesco Scalia (Pd). «La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti — ha detto il primo — e adesso tocca a noi operare dove il centrosinistra ha fallito. Il governo ha già tracciato le principali linee operative: basti pensare al riassetto della rete laboratoristica, al controllo sulle spese, alla centrale unica delle forniture, alla riqualificazione e ammodernamento tecnologico di tutte le strutture. Con queste ed altre misure la Regione torna ad occuparsi con efficacia della qualità del servizio, vigilando sulla situazione debitoria e sulle spese dell'intero comparto». Scalia ha contestato il piano di riassetto della rete ospedaliera nella parte in cui accorpa i territori provinciali in macroaree comprensive di parte della città di Roma. «Così facendo — ha attaccato — il piano compensa l'eccesso di offerta ospedaliera che c'è su Roma con il deficit delle province, tagliando ulteriormente posti letto nei territori provinciali». Scalia inoltre ha sollecitato l'apertura del nuovo ospedale di Frosinone derogando al blocco del «turn-over» del personale, ed ha chiesto di confermare il Dea di 2° livello. «Il decreto del 2008 — ha ricordato Scalia — riconosceva all'ospedale del capoluogo cinquanta posti letto in più per consentire l'attivazione di questa struttura, perciò i tagli rischiano di vanificarne il riconoscimento». L. Ser.
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28/07/2010