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Focus sulle carceri

Cassino, un istituto «povero» difficile da gestire

L'istituto di pena di via Sferracavalli, collocato alla periferia urbana di Cassino, presenta grosse carenze economiche che rendono oltremodo difficile la gestione ordinaria.

La struttura, costruita e consegnata nell'80, si compone di due edifici: il più vecchio ha celle di circa 9 metri quadri ciascuna per due detenuti; il nuovo, completato sette anni fa, è composto da camerotti di circa 20 metri quadri per tre o quattro detenuti, ognuno con annessi due piccoli locali: il bagno e uno stanzino con piano cottura. Non sono state inserite le docce anche se ci sarebbe stato lo spazio. La struttura dispone di una cucina di cui si occupano gli stessi detenuti. A Cassino non c'è il sovraffollamento che caratterizza la maggior parte delle carceri italiane, compresa la casa circondariale del capoluogo ciociaro: i detenuti sono 220, tutti uomini, per una capienza regolamentare di 188, mentre gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio sono 155, c'è quindi un buon rapporto numerico. «Durante la visita ispettiva di Ferragosto - ha riferito l'esponente provinciale dei Radicali Italiani, Pier Paolo Segneri - la comunità penitenziaria ha mostrato grande disponibilità. Erano presenti la vice direttrice reggente e il comandante della polizia penitenziaria che ci hanno mostrato la struttura evidenziando le carenze. Sono loro i primi a chiedere aiuto. Lì dentro fa un caldo infernale. L'acqua va e viene, spesso manca del tutto, tanto che i detenuti rischiano di non lavarsi; ci sarebbe bisogno di cisterne nuove, ma mancano i soldi perfino per comprare i secchi, di cui pure ci sarebbe bisogno. Alcune sezioni sono in buono stato, sono state aperte celle nuove, ma anche lì si presentano le stesse carenze. E poi c'è un problema che potrebbe sembrare banale, ma che lì dentro non lo è affatto: i detenuti sono letteralmente afflitti dalle zanzare, ma mancano prodotti specifici». Altra grave lacuna è quella del lavoro per il recupero dei detenuti: tranne la manutenzione ordinaria, per esempio per il campo di calcio inaugurato lo scorso maggio, e il servizio di spazzini, nel carcere mancano attività di formazione professionale. «Un altro problema evidenziato dalla visita - ha riferito Segneri - è legato alle procedure per il rilascio di permessi che a quanto pare sarebbero sistematicamente negati; da notare la presenza di detenuti in semilibertà e l'alto numero di detenuti in attesa di giudizio». Questi ultimi, nel carcere di Cassino sono ben 104 a fronte dei restanti 116 condannati definitivamente. «Il problema è politico - ha aggiunto Segneri - vanno rivisti anche i rapporti con la magistratura. Sono talmente tanti i processi da fare, che troppo spesso le aspettative dei detenuti in attesa di giudizio si perdono in pile di faldoni, soprattutto se sono stranieri o non hanno abbastanza soldi per permettersi avvocati grintosi».

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Franca Roma

19/08/2009

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