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Focus sul carcere

Sopravvivere dietro le sbarre
Le problematiche: sovraffollamento, carenza di personale, caldo e mancanza d'acqua

Tra gli istituti di pena della nostra provincia, quello del capoluogo non smentisce il dato nazionale che parla di sovraffollamento delle carceri a fronte della carenza di personale e quindi di vere e proprie condizioni di sopravvivenza dietro le sbarre.

La visita ispettiva annunciata, effettuata a cavallo di Ferragosto su iniziativa dei Radicali Italiani, ha mostrato una realtà sicuramente difficile, ma caratterizzata dal grande impegno profuso da tutta la comunità penitenziaria: dal direttore, al vice, al comandante della polizia penitenziaria, agli agenti, al personale che lavora in carcere, fino ai detenuti. A fare il resoconto è stato Pier Paolo Segneri, punto di riferimento dei Radicali in provincia di Frosinone. La casa circondariale del capoluogo non presenta grossi problemi strutturali poiché l'edificio è relativamente nuovo. Il carcere è suddiviso in quattro reparti, ognuno contiene due sezioni disposte su due piani più il piano terra, ciascuno con venticinque celle. Si tratta di un carcere maschile che si caratterizza come smistamento del Regina Coeli, in cui la maggior parte dei detenuti proviene da altre realtà rispetto a quella locale. Quasi tutti i reparti sono di detenuti comuni tranne il terzo, riservato ai detenuti in alta sicurezza e una sezione del secondo reparto adibita ai precauzionali. L'istituto di Frosinone si distingue positivamente per le diverse attività lavorative, i corsi di scuola, l'istruzione e la formazione professionale che vanno ad integrare la semplice detenzione: dalla decorazione della ceramica, al laboratorio di sartoria e di poesia, alla coltivazione di fiori in serra. Nota positiva anche per il vitto e per la presenza della televisione in ogni cella. «Il lavoro del direttore e del vice è ottimo - ha spiegato Segneri - ma non bisogna nascondere le cose che non vanno, proprio per investire dei problemi chi ha la responsabilità politica. A Frosinone ci sono segni sensibili di sovraffollamento, la tolleranza massima non è stata raggiunta, ma l'eccedenza, combinata alla carenza di personale e alle difficoltà degli agenti a coprire i turni (ne servirebbero almeno 50 in più rispetto alla pianta organica) produce una situazione esplosiva in cui si finisce col lasciare i detenuti in autogestione». Ci sono agenti, come ha raccontato Segneri, che non vanno in ferie dal 2006 per coprire turni massacranti. Oltre alla carenza di agenti mancano anche alcune figure professionali come gli psicologi: quelli in servizio provengono dall'esterno per supplire una carenza della quale si è fatto carico lo stesso direttore. A questi aspetti vanno aggiunti quelli prettamente «tecnici»: il grande caldo di questi giorni trasforma le celle (in cui generalmente i detenuti stanno in sei) in veri e propri forni, rende le condizioni di vivibilità all'interno estremamente disagevoli; a questo si unisce la mancanza d'acqua; alcune docce andrebbero sistemate perché il caldo e l'areazione inadeguata producono muffe. «Le condizioni di vivibilità sono al limite della sopravvivenza - ha spiegato Segneri - gli stessi detenuti stanno affrontando una situazione incandescente in maniera civile e anche gli agenti fanno i salti mortali per andare incontro alle loro esigenze. C'è grande impegno da parte del personale, ci sono azioni concrete, ma bisogna trovare anche soluzioni». Uno stato generale in cui si innesta anche la problematica degli atti di autolesionismo: è vero che sono scesi a 83 rispetto ai 154 casi del 2008, ma l'anno in corso è ancora a metà e la situazione è certamente allarmante, segno di una sofferenza psicologica e di un disagio per i quali bisognerebbe fornire al carcere gli strumenti adatti di supporto. Per Frosinone, in particolare, la priorità è aumentare gli agenti di polizia penitenziaria per garantire maggiore sorveglianza e inserire figure essenziali come lo psicologo.

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Franca Roma

18/08/2009

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