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Come da copione. Tutto, malgrado l'incontro di ieri, aveva acceso le speranze nel cuore delle oltre 1500 famiglie dei lavoratori Videocon, resta pressoché invariato: altri sei mesi di cassa integrazione e due mesi richiesti dalla dirigenza aziendale rappresentata dalla famiglia indiana dei Dhoot per valutare e decidere in merito alle proposte di riconversione industriale arrivate al Ministero dello sviluppo economico.
Per niente soddisfatti gli operai dello stabilimento anagnino che ieri mattina hanno atteso invano che dall'incontro che si è tenuto a via Veneto alla presenza di alti funzionari del Ministero dello sviluppo economico. Per Paolo Tagliaboschi, operaio in forza allo stabilimento da oltre vent'anni e tra i cinque protagonisti del clamoroso sciopero della fame messo in atto a settembre scorso, «tutto ciò è assolutamente scandaloso; il nostro futuro è seriamente compromesso. 1500 famiglie sul lastrico vuol dire anche che l'economia di un'intera zona, quella della nostra provincia, resterà letteralmente in ginocchio senza avere la possibilità di riemergere in tempi brevi». «Un intero paese – afferma Massimo Arilli, Ugl – deve assistere di essere "colonizzato" da multinazionali provenienti da paesi sottosviluppati, favorendo anche con aiuti e finanziamenti queste operazioni per poi subire di essere mortificati devastati e saccheggiati senza avere la possibilità di reagire e difendersi, in quanto non vi sono normative specifiche o forme di garanzia per tutelarsi da queste truffe». Silvio Campoli della Filcem Cgil dice di non essere ottimista, in quanto «se anche in una notte così buia si sia fatto largo uno spiraglio di luce non è ancora possibile capire se quella che verrà sarà o meno una bella giornata: l'effettiva validità dei piani di reindustrializzazione proposti dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Frosinone il giorno dell'incontro al Ministero delle attività produttive sono ancora tutti da verificare». Per Paolo Sabatini, coordinatore nazionale della Sdl Intercategoriale, «fintanto che non esistono documenti controfirmati dall'azienda e dalle istituzioni proponenti, è opportuno non essere né ottimisti né pessimisti. Prima di verificare l'effettiva validità del nuovo piano dobbiamo acquisire elementi utili e concreti». Anche l'on. Antonello Iannarilli ha voluto dedicare un pensiero ai lavoratori: «Conosco bene la situazione e per questo dico che il grosso problema è la carenza di imprenditori interessati al sito e disposti a mantenere gli attuali livelli occupazionali. Al di là dell'impegno del Governo, che c'è stato e ci sarà, il nodo da sciogliere riguarda proprio gli investitori. Continuerò a interessarmi alla vicenda, anche per cercare possibili strumenti mirati a incentivare l'acquisizione da parte di nuovi proprietari».
Ivan Quiselli
06/05/2009
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