Chi, se non la delegata alle Pari Opportunità all'amministrazione provinciale, Patrizia Danella, può interpretare questo fantastico mondo. L'abbiamo intervistata. Consigliere Danella pochi giorni e arriverà la festa delle donne. Come giudica, da delegata alla Pari Opportunità, quest'evento a 60 anni dall'istituzione? «Sono stata da sempre un po' scettica nei confronti di ricorrenze come questa, perché ritengo che la dignità e i diritti delle persone non abbiano bisogno di una data per essere ricordati. Tuttavia sono anche consapevole del fatto che a volte, soffermarsi su certe tematiche, sia necessario per far crescere la società in cui ci troviamo a vivere. Credo sia utile porsi delle domande specifiche sul perché oggi, nel terzo millennio, ancora non sia stato superato il cosiddetto soffitto di cristallo». L'atteggiamento dell'universo maschile nei confronti delle donne è veramente cambiato rispetto a qualche decennio fa? «Non è una questione di atteggiamento di genere, è piuttosto una questione di come il tessuto sociale vive certi fenomeni. Non a caso che, in un dato periodo storico, fino a circa un decennio fa, lo stupro era considerato un reato contro la morale e non contro la persona. Se si è passati ad una visione giuridica differente, non dipende dall'universo maschile o femminile, ma dalle spinte evolutive di una società che complessivamente si è emancipata da certi tabù ed è cresciuta eticamente e giuridicamente». Siamo a fine legislatura provinciale, quali sono stati i punti di forza della sua azione politica per integrare totalmente le donne del terzo millennio? «Innanzitutto il rafforzamento delle azioni positive contro la violenza sulle donne e i bambini fatta in stretta collaborazione con i 91 comuni del territorio con i quali si è creata una rete di collegamento e con il nostro Centro Antiviolenza gestito dalla Caritas. In particolare si è provveduto all'istituzione dello sportello del Telefono rosa contro la violenza nei confronti delle donne nel Comune di Ceccano ed è prossima l'apertura di un secondo sportello a Pontecorvo. Molteplici sono stati i convegni in cui si sono analizzati i vari aspetti del problema e dei dati forniti dal Ministero degli Interni e dalla Questura di Frosinone. Per quanto riguarda l'occupazione femminile, la Provincia è stata capofila del progetto Gender finanziato dall'UE che ha confermato l'esistenza di una "segregazione verticale" nell'impiego e differenze di genere, a svantaggio delle donne che cercano di raggiungere un migliore equilibrio della loro vita lavorativa mentre crescono i propri figli, la necessità di flessibilità negli orari di lavoro; una migliore diffusione e tempistica dei servizi pubblici per accudire i minori e un maggiore utilizzo delle politiche di riequilibrio della vita lavorativa all'interno dell'impresa. Sulle tematiche del lavoro incisiva è stata la collaborazione con l'Ass. Costanzo con cui, spesso, abbiamo costruito azioni importanti per l'incentivazione della formazione dell'imprenditoria femminile». Per le donne lavoratrici quali sono stati e quali sono i problemi per una compiuta integrazione? «Dobbiamo partire dal dato che l'Italia presenta è uno tra i paesi con più elevato tasso di inattività e disoccupazione femminile che riguarda principalmente le donne intorno ai 40-45 anni, in particolare nelle regioni meridionali, malgrado il livello di istruzione delle donne sia piuttosto elevato. Le cause ostative riguardano la carenza di servizi che possano permettere alle donne di coniugare armonicamente il loro ruolo di madri e di lavoratrici. La difficoltà che spesso si trasforma in vera e propria resistenza delle imprese ad assumere personale femminile». Un suo augurio alle donne. «Più che un augurio alle donne, vorrei augurare alla nostra Provincia di continuare a lavorare per il rafforzamento dei diritti e della dignità di tutti».
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04/03/2009