Ultime notizie Frosinone
HOME POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

Valle del sacco

Troppi anni di abusi e silenzio
Le priorità Necessaria la sorveglianza anche nelle aree finora non considerate

«Ambiente e salute». Questo il tema del primo corso di aggiornamento e presentazione della campagna informativa sulla sorveglianza epidemiologica nell'area della Valle del Sacco, organizzato ieri dalla Fimmg e dalla Asl di Frosinone, con il patrocinio della Regione.

Un convegno con al centro la valutazione epidemiologica degli effetti sulla salute dell'inquinamento della Valle del Sacco, le cui finalità sono state illustrate dal dott. Carrano della Fimmg e dal dott. Giancarlo Pizzutelli, direttore del dipartimento di prevenzione della Asl. La «bomba» è esplosa a metà gennaio, quando sono stati resi noti i dati relativi alla presenza di betaesaclorocicloesano (un potente insetticida) nel sangue di persone residenti nell'alta Valle del Sacco. Tema sviscerato con rigore scientifico da tre epidemiologi: il dott. Francesco Blasetti dell'Asl RmG; il dott. Francesco Forastiere dell'Asl RmE e la dottoressa Fiorella Fantini. Il dott. Blasetti è partito dall'origine del problema, nel polo industriale di Colleferro, che è stato sede di una fra le più importanti industrie chimiche d'Italia, di un'industria che produceva esplosivi e un'altra legata alla costruzione e riparazione di carrozze ferroviarie.
«Il betaesaclorocicloesano - ha spiegato - è un potentissimo insetticida utilizzato fino al 2000 in Italia». Ma l'inquinamento è storia vecchia e conosciuta: «Esiste un documento del '77 - ha aggiunto Blasetti mostrandolo in sala - una sorta di libro bianco realizzato dagli operai dell'industria che produceva esplosivo, in cui si parla di fusti tossici inviati al "campo spazzatura", una buca a cielo aperto in cui venivano bruciati i residui delle lavorazioni, che già allora destava gravi preoccupazioni». Nel '90, i dottori Blasetti e Fantini hanno partecipato a un'indagine della Procura che ha portato alla prima certificazione ufficiale di siti di rifiuti industriali, terminata con una perizia in cui si accertava la presenza di metalli pesanti, idrocarburi e pesticidi nell'acqua e nel terreno, nonché la presenza di isomeri di betaesaclorocicloesano sempre nell'acqua. Nel 2005 è iniziata l'emergenza Sacco, quando i controlli a campione degli allevamenti rilevarono la presenza del potente insetticida nel latte crudo e furono abbattuti 6.000 capi; nello stesso anno i medici furono incaricati di effettuare uno studio epidemiologico. «Tutto ciò a monte del Sacco - ha aggiunto Blasetti - A valle resta il problema dei sedimenti del fiume che con le esondazioni si riversano ovunque». «È lo spaccato di una situazione allucinante - ha aggiunto il dott. Forastiere - che impone la sorveglianza anche dove il problema non è stato ancora valutato». La dottoressa Fantini ha affrontato gli aspetti futuri: «La via di trasmissione era alimentare, ma ora è sotto controllo. L'accumulo dell'inquinante è graduale, quindi l'utilizzo occasionale di carne o verdura proveniente da quelle aree non dovrebbe creare problemi,per ora conosciamo gli effetti potenziali. Nel programma di sorveglianza non ci sono solo i residenti entro un chilometro dal fiume, ma anche coloro che lì hanno i pascoli. C'è particolare attenzione ai bambini, alle donne in gravidanza e all'allattamento».
 

Vai alla homepage

Franca Roma

15/02/2009

Nessun commento presente
Clicca qui per inviare il tuo commento
braglia

calcio

Frosinone - Salernitana

Le immagini dell'ultima gara casalinga persa dal Frosinone di Braglia