La sua posizione è certamente grave, anche alla luce delle motivazioni che hanno spinto il magistrato ad emettere il provvedimento delle misure cautelari in carcere e che farebbero riferimento al pericolo di reiterazione del reato e, soprattutto, a quello di inquinamento delle prove, in virtù delle testimonianze rese dagli altri quattro ragazzi, presenti passivamente all'aggressione (e per questo denunciati, a quanto pare, per favoreggiamento ed omissione di soccorso) e che potrebbero ricevere forti pressioni per modificare la loro versione. Un pericolo, questo, reale, come sottolinea l'avvocato Mattia Aprea, difensore del quindicenne Marco P., al quale i sanitari dell'ospedale «Fiorini» di Terracina sono stati costretti ad asportare la milza, spappolata dai calci ricevuti, visto che lo stesso ragazzo, intimorito dalle percosse subìte, in un primo momento, subito dopo il ricovero presso il pronto soccorso dell'ospedale «Dono Svizzero» di Formia, aveva dichiarato di essere caduto accidentalmente dal suo motorino. Stante il quadro accusatorio redatto e fornito dai carabinieri della stazione di Formia che, sotto il coordinamento dei marescialli Esposito e Peduto, in poche ore, sono riusciti a ricostruire l'esatta dinamica della vicenda e ad individuare tutti i partecipanti all'aggressione punitiva, difficilmente il magistrato romano potrà accogliere la richiesta di sospensione condizionale del provvedimento di carcerazione. Migliorano, intanto, le condizioni del giovane Marco, tanto che, nei prossimi giorni, potrebbe essere di nuovo ascoltato dai carabinieri.
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05/01/2009