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Corte d'Appello, se non ora quando?

Tramontata la possibilità di vedere gli scontri epici tra Frosinone e Latina su un campo di calcio per le alterne fortune dei due sodalizi, il derby continuerà a giocarsi all'interno delle sale dei palazzi del potere nei quali si dovrà decidere, se si deciderà, l'istituzione di nuove sedi distaccate di Corte d'Appello.

Entrambi i capoluoghi aspirano, infatti, a diventare sede di una sezione distaccata della Corte d'Appello di Roma e, negli anni, hanno dato vita ad una competizione, ancora aperta, nella quale, per la verità, Frosinone sembra essere in vantaggio rispetto a Latina. Un testa a testa iniziato alla fine degli anni Sessanta-inizio anni Settanta allorquando, nel corso della V e VI legislatura, per iniziativa del senatore Lisi, venne depositato il primo disegno di legge. Iniziative continuate nella VII legislatura per mano dei senatori Dante Schietroma e Minnocci e nell'VIII per l'impegno dei senatori Schietroma, Vassalli e D'Agostini, che presentarono proposte di legge al riguardo che non vennero prese in considerazione per lo scioglimento anticipato del Parlamento. Poi è venuta l'iniziativa del senatore Diana, di Gianfranco Schietroma e in ultimo, nel corso della passata legislatura, di Oreste Tofani, Mauro Cutrufo e Angelo Picano. Oggi la realtà è di un'assenza di dibattito e di azioni concrete. Da quando si è insediato il governo Berlusconi nessuna iniziativa di proposizione di un disegno di legge, finalizzato alla creazione di una sezione distaccata nel basso Lazio di una sede della Corte d'Appello di Roma, è stata ancora intrapresa, mentre per tempo, sia alla Camera che al Senato ddl sono stati depositati per altri capoluoghi di provincia come Caserta, Foggia, Verona, Forlì e Pisa che hanno chiesto di ospitare uffici giudiziari per il secondo grado nelle rispettive regioni. La produttività media dei magistrati è aumentata ma a Roma, davanti alla Corte d'Appello, si segnala «un'allarmante dilatazione del numero dei processi civili (più che triplicati dal 2000 al 2007) e dei tempi di definizione (passati come durata media da 1060 a 1120 giorni)», così come affermato, in occasione dell'inaugurazione dell'ultimo anno giudiziario, da Claudio Fancelli, allora presidente reggente della Corte d'Appello. La colpa va individuata «nel costante aumento delle istanze di giustizia», «nell'eccessivo carico di processi pro-capite e anche per la contemporanea assegnazione ai magistrati di numerosi incarichi aggiuntivi», «nella perdurante irrazionale distribuzione degli uffici nel territorio», «nella carenza dei mezzi», «nella proliferazione dei riti processuali» e «nella scarsa propensione a ragionevoli soluzioni transattive». «Gli interventi non unitari» del legislatore e «una mancanza di scelte omogenee» hanno alla fine determinato un vero e proprio «ingorgo normativo». Uno dei rimedi, oltre a una migliore organizzazione del lavoro e del personale, potrà trovarsi nell'attuazione del processo telematico, che punterà «alla pressocché completa eliminazione del supporto cartaceo», con conseguente «drastica riduzione dei tempi, celerità delle procedure e tempestività delle comunicazioni e notificazioni». I tempi biblici di risoluzione delle controversie, quindi, soprattutto nel settore civile, vero tallone d'Achille dell'unica sede di Roma della Corte d'Appello, impongono una riorganizzazione degli uffici nella geografia giudiziaria regionale. L'efficienza del sistema giudiziario è, infatti, una condizione fondamentale per il buon funzionamento del sistema economico nazionale. Recenti studi sul law enforcement realizzati nell'ambito dell'economia del diritto, hanno messo in evidenza come elevati costi della giustizia e tempi lunghi di risoluzione delle controversie soprattutto civili generino ogni anno alte perdite per l'economia e riducano le condizioni di sopravvivenza delle imprese di minori dimensioni, alterando in parte le condizioni di concorrenza dei mercati. I ritardi nella conclusione dei processi civili, infatti, penalizzano le realtà produttive sottraendo risorse, e minano la competitività del sistema economico.

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Pietro Pagliarella

02/01/2009

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