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In politica, così come nella vita, è importante avere buona memoria per capire meglio ciò che accade.
Oggi che il dibattito su Roma Capitale si riverbera sul concetto di nuova regione, con diverse proposte all'ordine del giorno, con convegni che si susseguono, con incontri a tutti i livelli, è corretto riportare la mente indietro di qualche tempo.
Era il 24 luglio 2001 quando l'allora deputato Zaccheo presentò una proposta di legge per la modifica degli articoli 57, 131 e 132 della Costituzione. Obiettivo: creare il distretto speciale di Roma capitale e le regioni Lazio e Tuscia-Sabina. Alla base del progetto, del quale sostanzialmente si sta dicutendo ancora oggi (il che dovrebbe far riflettere anche sui tempi della politica...) si voleva porre termine a quella che venne definita un'«anomalia che penalizza sia la città di Roma sia il restante territorio della Regione Lazio». Quest'ultimo - fu la considerazione - è sostanzialmente schiacciato dall'imponente presenza della Capitale che inevitabilmente assorbe quasi tutta l'attenzione degli amministratori regionali e quasi tutte le risorse della regione. Con un risultato, innegabile: i soldi a disposizione, pur stornandone piuttosto pochi per il resto dei territori, non bastano per risolvere i problemi di Roma e, viceversa, quei pochi restanti non bastano a risolvere i problemi delle altre province. Di più: i soldi investiti in infrastrutture gravitano giocoforza verso la Capitale, col risultato che tutte le strade portano a Roma, ma... sono intasate. E da altre parti non ci sono proprio né strade, né mobilità, né collegamenti adeguati.
Angelo Perfetti
17/12/2008
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