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Frosinone

Tangenti, arrestato vigile urbano

Selezionava le sue vittime in maniera scientifica. Paventava loro il rischio di un coinvolgimento in inchieste giudiziarie e poi chiedeva soldi, somme modiche, per poter «aggiustare» le pratiche.

vigile I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Frosinone, comandati dal capitano Pietro Dimiccoli, hanno tratto in arresto ieri mattina, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Mario Parisi su richiesta del sostituto procuratore Tonino Di Bona, Pierino Molinari, 60 anni di Castro dei Volsci, vigile urbano, con grado di ispettore superiore, del corpo di polizia municipale del capoluogo, distaccato dal 1997 nella sezione di polizia giudiziaria degli uffici della procura di Frosinone. Le accuse contestate sono quelle di concussione e di millantato credito per due episodi accertati accaduti ad inizio ottobre e a cavallo tra lo scorso e il corrente mese. «Il modus operandi utilizzato è quello classico della concussione» ha detto il sostituto procuratore Di Bona che ha illustrato i dettagli dell'operazione con il procuratore della Repubblica Margherita Gerunda. L'indagine è partita il mese scorso sulla base di due denunce. «Lavorando all'interno dell'ufficio da diversi anni - ha continuato Di Bona - Molinari aveva elaborato una serie di condotte finalizzate ad eludere ed evitare la sorveglianza e il controllo dei colleghi». Il sessantenne aveva creato un sistema in base al quale sceglieva da alcune pratiche che gli venivano affidate, generalmente pratiche edilizie relative a piccoli abusi su ristrutturazioni in zone di periferia, persone, spesse volte professionisti del settore dell'edilizia, che non erano molto addentro ai meccanismi di funzionamento della macchina giudiziaria. Persone estranee alla vicenda che però, sulla base di qualche artifico giuridico o di qualche interpretazione normativa, potevano esser coinvolte. La vittima veniva quindi convocata in procura, generalmente il sabato mattina ovvero quando Molinari spesso volte era da solo nell'ufficio e il palazzo di giustizia era quasi deserto, frequentato solo dal personale che doveva garantire il presidio nei prefestivi e nei festivi. Il vigile, quindi, prospettava ipotesi delittuose inesistenti o comunque rappresentava una realtà artificiosa che sarebbe potuta sfociare in alcune conseguenze moleste soprattutto per i professionisti. Poi scattava la richiesta di denaro (da 500 fino a 2.000 euro) per poter «aggiustare» la pratica con l'aiuto di un fantomatico cancelliere cui sarebbe stata stornata una parte della cifra. Durante l'attività investigativa, fatta di intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti, è emerso che l'arrestato non ha utilizzato alcuna accortezza particolare per mascherare la sua attività delittuosa tanto che è stato intercettato un sms nel quale si faceva una esplicita richiesta di denaro. Adesso le indagini prosegono nel senso di accertare se vi siano altri espisodi incirminati.

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Pietro Pagliarella

19/11/2008

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