Fino ad oggi, poi, la Capitale ha assorbito all'incirca l'80 per cento degli investimenti fatti sul territorio. Al di là degli steccati politici, questi sono dati numerici e come tale vanno «pesati». Da qui in poi si può discutere delle ricette per far sì che la tendenza sia invertita, e se questo obiettivo sia perseguibile maggiormente ridisegnando tout-court i confini regionali oppure agganciandosi in qualche maniera alla «città metropolitana». Abbiamo già ricordato, da queste colonne, che qualsiasi scelta verrà fatta non potrà prescindere dall'affrontare il tema fondamentale per qualsiasi ipotesi di sviluppo: i soldi a disposizione. Dunque la scelta andrà fatta guardando al conto economico di entrate e uscite, intendendo per entrate i soldi che lo Stato potrà mettere a disposizione (più la tassazione di competenza regionale) e per uscite tutti gli investimenti necessari per evitare che la nuova Regione, qualche che sia, resti scollegata da un polo di primaria importanza come quello rappresentato dalla Capitale, a prescidendere dai poteri che quest'ultima riuscirà ad avere. In questo senso si inserisce, anche se oggi in maniera ancora embrionale, il Consiglio delle autonomie locali, che andrà ad assumere via via un'importanza sempre maggiore in quanto camera di compensazione delle esigenze provenienti dalle varie province.
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12/11/2008