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Degno di una pedana olimpica, il dibattito politico sul bando della Fiuggiterme ricorda per intensità e stoccate una finale tra schermidori. A poche settimane dall'apertura della gara di evidenza pubblica, infatti, si riaccende violentemente la questione del perimetro, ossia dei beni e delle attività che verranno compresi nel bando e offerti agli imprenditori interessati.
Palazzina medica e centro ex Coni sono diventati in qualche modo i simboli di due diversi modi di vedere la cosa: da una parte il Partito Democratico, per voce del coordinatore Roberto Garofani, attacca di sciabola chiedendone l'inserimento effettivo e in alcun modo vincolato all'interno del perimetro, come «deciso in assemblea pubblica, prima, e confermato e ratificato, poi, in consiglio comunale»; dall'altra il sindaco Bonanni risponde di fioretto, sottolineando come «tali beni saranno di fatto compresi nell'offerta pubblica, ma con l'inserimento di una clausola per la quale, se non si trovasse in tempi utili un imprenditore, essi tornerebbero di proprietà comunale». A questo punto la domanda più giusta da porsi sembra riguardare non tanto la consistenza dell'offerta, quanto il modo in cui essa verrà posta e l'obiettivo ultimo a cui essa verrà finalizzata. Il Pd chiede il rispetto assoluto delle decisioni assembleari, e si interroga sulle motivazioni profonde «che soggiacciono al cambio di rotta del sindaco, così incomprensibile da risultare poco chiaro persino ad una parte della sua stessa maggioranza»; di contro Bonanni risponde che le opposizioni non fanno che dichiarare il falso: «Tutti i beni saranno inseriti nel bando - dice in proposito - ed ogni tentativo di dimostrare il contrario è vano. Tuttavia il comune - prosegue il sindaco - ha il dovere di tutelarsi. Se non verrà trovata una continuità imprenditoriale ed una stabilizzazione dell'azienda, la Fiuggiterme oggi commissariata andrà in fallimento e con essa i suoi beni. Per questo la mia decisione è di inserire la palazzina medica ed il centro ex Coni nell'offerta, ma senza per questo perderne la paternità in caso di non assegnazione, tanto per bando pubblico, quanto per contrattazione privata».
Il Pd a questo punto para il colpo e affonda la stoccata.
«Il pensiero del sindaco è già al fallimento - dice Garofani - mentre noi tutti pensiamo alla rinascita dell'azienda. Il perimetro di un bando pubblico ha valore soltanto se il bando va in porto. Qualora così non fosse l'offerta decadrebbe senza conseguenze per i beni comunali». Purtroppo l'unico arbitro di questa finale di scherma è il tempo, al quale come sempre si lascia il peso dell'ultima parola.
Federico caponera
03/11/2008
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