Sicuramente lo faranno alcuni insegnanti. La protesta è contro tre punti particolari dei provvedimenti della ministra Gelmini: la reintroduzione del maestro unico; il piano triennale di tagli per 8 miliardi di spesa nella scuola pubblica; il taglio del personale docente precario e Ata pari a 160.000 posti di lavoro. Tagli che lo stesso il dirigente dell'istituto «Leonardo da Vinci», Massimo Terracciano, da noi intervistato nel primo giorno di scuola ritiene assurdi e ingiusti. «Considerare la scuola come una spesa da contenere - sottolinea Terracciano - significa considerare l'istruzione non più come una risorsa per il Paese ma come un peso da eliminare. La riforma Gelmini mette in discussione centinaia di posti di lavoro e, soprattutto, elimina qualsiasi criterio di qualità». I tagli contro cui protestano i docenti derivano sia dalle scelte fatte dall'ultimo governo Prodi (30 mila cattedre in meno in tre anni), sia, soprattutto, dalla politica avviata dall'attuale esecutivo: attraverso il decreto legge n. 112 è prevista una riduzione di oltre 87.341 cattedre in tre anni. Il ritorno al maestro unico e la riduzione del modello base d'insegnamento alla primaria rientrerebbero in questa dieta complessiva e, secondo alcune stime sindacali, coprirebbero circa la metà dei tagli. A questi numeri, che riguardano i docenti, si va ad aggiungere il 17% del personale Ata (altri 42.500 posti). «Il compito di noi insegnanti - spiega il dirigente scolastico - è quello di assicurare una formazione completa agli studenti, ma questi tagli sicuramente non ci permetteranno di svolgere in modo adeguato il nostro compito».
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17/09/2008