Per tentare di risollevare le sue sorti, la Videocon, nel 2005, aveva accettato di riconvertire la produzione di tubi catodici in una più proficua attività di assemblaggio di televisori, produzione e diffusione di una linea al plasma e realizzazione di apparecchi per l'area condizionata. L'accordo sulla riconversione industriale fu sottoscritto presso la sede del Ministero del Lavoro, alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta, del governo indiano rappresentato dal suo ambasciatore in Italia, Rajiv Dogra, di rappresentanti della Regione Lazio, della Provincia di Frosinone, del Comune di Anagni e delle parti sociali. Ad oggi, comunque, nessuna risposta o spiraglio di miglioramento da quando la protesta degli operai di Anagni è iniziata; solo dopo le molte pressioni, anche da parte delle autorità religiose locali, sabato scorso i lavoratori hanno interrotto lo sciopero della fame, in virtù, anche delle rassicurazioni del Governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo il quale ha garantito tutto l'appoggio per la piena risoluzione del problema: «Abbiamo chiesto un incontro al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - ha affermato Marrazzo - per spiegargli che troviamo paradossale che in questa realtà, che vuole confrontarsi con la sfida dell'innovazione e che può usufruire di risorse pubbliche già stanziate, non si riesca a trovare un imprenditore serio in grado di raccogliere la sfida. Abbiamo costruito con forza e fatica un progetto che ha dato fiducia a chi veniva da lontano con la promessa di investire su questo territorio - ha concluso Marrazzo - ma ora ci troviamo davanti a un muro, quello che hanno creato coloro che credono di giocare sulla pelle dei lavoratori. Le istituzioni che rappresento non lo permetteranno». Nei prossimi giorni sono previsti tutta una serie di incontri, sia a livello politico che sindacale, per tenere sotto controllo l'andamento della situazione; al momento, comunque, si resta con un Contratto di programma di tutto rispetto, ancora congelato; e soprattutto con il rischio che si disperda la professionalità di questi lavoratori che si sono dimostrati disponibili e capaci di rimettersi in gioco, dopo anni passati a fare tubi catodici, realizzando prodotti nuovi con metodi di lavoro differenti.
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17/09/2008