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Giornata della Gioventù Si è conclusa sabato la manifestazione in contemporanea con Sydney

Testimoni di Dio

Ilaria Pietropaoli
Si è conclusa sabato mattina la Giornata della Gioventù, in contemporanea con la Gmg di Sydney, organizzata dalle diocesi di Anagni-Alatri, Frosinone-Veroli-Ferentino, Montecassino, Sora-Aquino-Pontecorvo.
Seppur la partecipazione all'evento sia stata al di sotto delle aspettative, un clima di gioia ed entusiasmo ha pervaso le giornate.

D'altra parte la manifestazione non si è aperta nel migliore degli auspici. Venerdì pomeriggio, infatti, Frosinone è stata coperta da minacciose nubi che ben presto hanno generato un violento acquazzone. Molto probabilmente le condizioni metereologiche hanno scoraggiato qualcuno, tanto che delle molte persone attese (oltre mille nei pronostici, ridotte a circa 500 quando sono arrivate le adesioni cartacee) ne sono rimaste al massimo un centinaio.
Numeri a parte, il bilancio dell'evento è stato comunque positivo. Tanto entusiasmo tra i ragazzi, tanta voglia di stare insieme e di condividere il messaggio di papa Benedetto XVI: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni», tema della ventitreesima Giornata mondiale della Gioventù. L'evento in contemporanea con la Gmg di Sydney si è aperto con la santa messa officiata da monsignor Lorenzo Loppa, responsabile della diocesi di Anagni e Alatri. Il vescovo ha spiegato il contesto da cui è stato estrapolato il messaggio papale, spiegando il ruolo dello Spirito Santo, la sua presenza nell'Antico e nel Nuovo Testamento, l'importanza dei sacramenti e della testimonianza della parola di Cristo. «Con l'Ascensione, la presenza di Cristo nel mondo, anche se più forte, cessa di essere visibile, per questo è necessaria l'opera dei cristiani» ha affermato monsignor Loppa. Tra i sacramenti il vescovo di Anagni e Alatri ha sottolineato la cresima che rappresenta «la responsabilità radicale» verso l'altro.
Un parroco presente alla S. Messa ha chiesto a monsignor Loppa cosa rispondere ai giovani che si vergognano di portare la parola di Dio tra i coetanei. «Essere cristiani non significa essere bigotti o inanellare processioni per quanto queste siano importanti - ha risposto il vescovo - ma essere capaci di umanità, di trattare tutti con garbo e rispetto, e di saper suscitare negli altri degli interrogativi che possano portare a delle riflessioni profonde».

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21/07/2008










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