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Finire sul lastrico per le conseguenze di una mega truffa. ...

Finire sul lastrico per le conseguenze di una mega truffa. Questo l'amara sorte che potrebbe colpire una ditta ciociara di import ed export con sedi a Frosinone e a Seravezza in provincia di Lucca, raggirata per quasi 350.000 euro da un fantomatico affarista turco.

Tante le vittime, anche illustri, mietute da Yener Mehenmet Cengiz, meglio conosciuto come «Memo», che nel 2003, staccando assegni rivelatisi in massima parte scoperti, ha raggirato colossi del marmo ma anche agenzie marittime e di spedizone. Tra gli sfortunati è capitata anche la ditta frusinate che, a causa del danno subito dall'intera vicenda, potrebbe essere costretta a chiudere i battenti. Mai dall'azienda ciociaro-versiliana avrebbero immaignato che, dietro quel giovane dall'aspetto molto curato ed elegante, dall'eloquio sciolto e mellifluo, si nascondesse, in realtà, un truffatore, ancorché presunto dal momento che un processo a suo carico è ancora in corso e gli addebiti contestati sono in fase di vaglio dibattimentale. Il giovane nei contatti con i fornitori si presentava con credenaziali molto forti e attendibili facendosi forte dell'imamgine e del nome dell'azienda del padre, un famoso e facoltoso imprenditore di Istanbul, con il quale, però, particolare questo a quanto pare omesso appositamente nei colloqui con le aziende italiane, sembra non avesse rapporti di natura commerciale da diverso tempo. Le informazioni acquisite, poi, dall'azienda ciociara e dalle altre che hanno incrociato la loro strada con «Memo», disegnavano un'immagine di quella turca molto florida: il gruppo era, infatti, economicamente molto solido. Così nel 2002 cominciavano le prime transazioni con piccoli ordinativi tutti regolarmente saldati. Poi con l'aumento dei quantitativi i pagamenti iniziavano ad essere più difficoltosi e macchinosi. Nella maggior parte dei casi venivano rilasciati dal giovane affarista turco assegni post datati. Nell'ultima udienza svoltasi davanti al giudice, il rappresentante legale della ditta ciociara, ha detto che il cliente sembrava molto affidabile, la gioia quasi di ogni imprenditore. Senonché ad un certo punto, a fronte di spedizioni per 347.000 euro di materiale che dovevano essere pagate in più tranche, la ditta ciociara non ha visto neppure un euro. «Una situazione - ha detto il rappresentante legale al giudice - che ad una'azienda come la nostra, che non è una multnazionale, ha creato danni patrimonali ingentissimi», tanto che la ditta, ancora oggi, rischia il fallimento.

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21/07/2008










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