Si tratta di Vincenzo e Luigi Terenzio, padre e figlio di Cassino, e Mario De Falco, di Gallinaro. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori gli arrestati farebbero parte di un'associazione che avrebbe riciclato i proventi di questa attività illecita in concessionarie, bar, ristoranti e appartamenti. Le accuse per gli arrestati variano, a seconda dei casi, dall'associazione a delinquere di stampo mafioso all'associazione semplice, riciclaggio e contraffazione. Tutto è partito dalle rivelazioni del pentito Salvatore Giuliano, storico capo camorrista del rione Forcella a Napoli. È stato lui a spiegare come il suo clan avrebbe instaurato rapporti con varie componenti del crimine organizzato a Roma e nel cassinate. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il traffico ruoterebbe intorno alla commercializzazione di capi d'abbigliamento contraffatti o furto di contrabbando: questa merce, una volta stoccata nei magazzini gestiti, secondo l'accusa, dai Terenzio, sarebbe poi finita sul mercato romano e imposta a imprenditori e commercianti grazie ad accordi con esponenti di spicco della criminalità cinese.
Il provento delle vendite sarebbe stato poi reinvestito in attività «di facciata», come negozi, bar e riven-dite di auto. Tre le concessionarie sequestrate a Cassino. Sequestro preventivo anche per le quote azionarie di due società, una con sede a Bologna, l'altra che gestisce un noto locale nel centro di Cassino.
Una cinquantina i militari del comando provinciale che ieri mattina sono stati impegnati nell'operazione. Diverse le perquisizioni effettuate in un bar, un ristorante, oltre che in abitazioni private, alcune delle quali si trovano nella periferia di Cassino. I soldi venivano poi reinvestiti soprattutto nel mercato immobiliare della capitale, in particolare del quartiere Esquilino.
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16/07/2008