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Una cosa è certa, da quando è stato istituito l'autovelox, ...

Una cosa è certa, da quando è stato istituito l'autovelox, le aule dei tribunali si sono ingolfate di ricorsi, la calma dei cittadini è stata messa a dura prova e, a complicare il tutto, ci si è messa anche la patente a punti, col rischio di vederseli decurtati rendendo la vita ancor più difficile agli automobilisti.

Ora, se è vero che questi dispositivi hanno la loro importanza nel limitare le troppe vittime che, purtroppo, fa la strada, non vogliamo negare che troppo spesso servono più a riempire le casse dei Comuni che a regolamentare la circolazione. Molte volte gli autovelox, sono lasciati incustoditi o alla cura di addetti poco scrupolosi. E davanti ad un simile marasma, nel caso in cui ritenessimo di aver ragione, dobbiamo rassegnarci a pagare l'«iniqua» gabella o possiamo fare ancora qualcosa? Qualcosa resta quasi sempre da fare, anche grazie alle Sentenze emesse dalla Corte di Cassazione, su sollecitazione dei Giudici di Pace sparsi nel nostro Paese. L'infrazione va contestata immediatamente. A meno di trovarsi in autostrada, superstrada o laddove sarebbe impossibile arrestare la corsa del veicolo, col rischio di causare maggiori pericoli, la contestazione dovrà essere ingiunta immediatamente. E, quando non è possibile, gli agenti che hanno elevato la contravvenzione dovranno specificare, nel verbale, la motivazione per la quale non hanno fermato il conducente. La contravvenzione perde ogni efficacia se non specifica alcuni importanti riferimenti, che non sono solo il numero di targa e il modello dell'auto che conducevamo ma anche il modello di apparecchio usato; tollerabilità in percentuale dello strumento; la verifica della funzionalità del rilevatore.

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30/06/2008










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