Se non proprio «Roma ladrona», dunque,
certamente «Roma arraffona».
«L'idea secondo la quale
il modo migliore di rendere "uno" un paese diviso è quello
di riconoscerne le diversità - afferma Cusani - rappresenta
la sintesi dalla quale prende le mosse, trae legittimazione
ed assume sostanza il progetto "Per la costituzione di una
Nuova Regione" in luogo dell'unica ed ormai non più
rispondente Regione Lazio: un variegato mondo di realtà
diverse fatte, da un lato, dalla metropoli romana con i
problemi e le complicazioni di una grande città, alle prese
con grandi numeri, grandi progetti, aspettative e ed futuro
sicuro; dall'altra parte, i comuni della provincia romana,
comuni di confine e capoluoghi di provincia, capofila di
257 municipi, che seppur segnati nell'attuale fase di
sviluppo economico da una forte difficoltà di competere nel
mondo dei sistemi produttivi, rappresentano piccole
comunità locali, che fanno del Lazio una "Regione dei
campanili", rappresentando un vero e proprio serbatoio di
eccellenza ed un punto di forza della strategia fondata
sullo sviluppo della qualità». Da questo scenario sale la
pretesa autonomistica, provocatoria, di rottura.
Ma non
crede che questa provocazione possa essere interpretata
come fine a se stessa? «No. Abbiamo la profonda convinzione
che un'unione forzata come quella che tiene salde, nei
confini laziali, le Province di Latina, Frosinone, Rieti,
Viterbo ed i tanti piccoli comuni dell'area romana e la
Capitale, non sia più in grado di garantire alcun futuro ai
cittadini».
Una ricerca di autonomia o di maggiori
risorse? «Entrambe le cose. La proclamazione di maggiore
autonomia e dignità nelle forme consentite, costituisce per
i cittadini garanzia di democrazia e di libertà. I governi
che si sono succeduti nell'amministrazione della Regione
Lazio, a prescindere dalla loro interpretazione politica,
hanno disatteso queste aspettative. Quanto agli
investimenti economici, non c'è bisogno di sottolineare
molto: basti pensare alla sperequazione di investimenti
nella sanità tra Roma e il resto del Lazio. Ma non è certo
l'unico settore...»
Tecnicamente perché avete
ipotizzato una nuova Regione con una nuova Legge? «Quel che
rende necessaria la istituzione di una nuova Regione -
conclude Armando Cusani - è l'opportunità di sostanziare
l'autonomia di cui questi territori hanno bisogno,
attraverso il riconoscimento della potestà, di produrre
norme giuridiche con lo stesso valore ed efficacia di
quelle emanate dallo Stato».
Insieme a Cusani, a
proporre la nuova Regione c'è anche il capogruppo regionale
di Forza Italia, Alfredo Pallone: «Credere, sostenere,
partecipare, aderire a questo progetto, lavorare insieme
perché questo si realizzi, significa gettare le basi per
costruire un futuro, voluto dai cittadini, dalla comunità,
dalle famiglie e gli studenti, dal mondo economico e
sociale, dalle istituzioni che li rappresentano, perché si
possa tornare insieme liberi di autodeterminare uno
sviluppo ed una crescita equiordinata, nel rispetto delle
diversità e della pari dignità di ognuno e costruire dal
basso il "bene comune"».
Un'idea nata da esponenti di
centrodestra, ma aperta a una discussione bipartisan che
potrà modificarla, ampliarla, migliorarla. «E' un'apertura
ai presidenti della altre Province, ma anche a tutti gli
Enti interessati - spiegano Cusani e Pallone - al di là
degli steccati ideologici».
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18/06/2008