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Angelo Perfetti a.perfetti@iltempo.it Non siamo ai livelli ...

Angelo Perfetti
a.perfetti@iltempo.it
Non siamo ai livelli secessionisti della Lega che se la prende con «Roma ladrona», ma l'idea lanciata provocatoriamente dal presidente della Provincia di Latina Armando Cusani di costituire una nuova Regione ha come elemento fondamentale proprio la consapevolezza che la capitale cannibalizza le risorse a disposizione penalizzando lo sviluppo delle altre province laziali.

Se non proprio «Roma ladrona», dunque, certamente «Roma arraffona».
«L'idea secondo la quale il modo migliore di rendere "uno" un paese diviso è quello di riconoscerne le diversità - afferma Cusani - rappresenta la sintesi dalla quale prende le mosse, trae legittimazione ed assume sostanza il progetto "Per la costituzione di una Nuova Regione" in luogo dell'unica ed ormai non più rispondente Regione Lazio: un variegato mondo di realtà diverse fatte, da un lato, dalla metropoli romana con i problemi e le complicazioni di una grande città, alle prese con grandi numeri, grandi progetti, aspettative e ed futuro sicuro; dall'altra parte, i comuni della provincia romana, comuni di confine e capoluoghi di provincia, capofila di 257 municipi, che seppur segnati nell'attuale fase di sviluppo economico da una forte difficoltà di competere nel mondo dei sistemi produttivi, rappresentano piccole comunità locali, che fanno del Lazio una "Regione dei campanili", rappresentando un vero e proprio serbatoio di eccellenza ed un punto di forza della strategia fondata sullo sviluppo della qualità». Da questo scenario sale la pretesa autonomistica, provocatoria, di rottura.
Ma non crede che questa provocazione possa essere interpretata come fine a se stessa? «No. Abbiamo la profonda convinzione che un'unione forzata come quella che tiene salde, nei confini laziali, le Province di Latina, Frosinone, Rieti, Viterbo ed i tanti piccoli comuni dell'area romana e la Capitale, non sia più in grado di garantire alcun futuro ai cittadini».
Una ricerca di autonomia o di maggiori risorse? «Entrambe le cose. La proclamazione di maggiore autonomia e dignità nelle forme consentite, costituisce per i cittadini garanzia di democrazia e di libertà. I governi che si sono succeduti nell'amministrazione della Regione Lazio, a prescindere dalla loro interpretazione politica, hanno disatteso queste aspettative. Quanto agli investimenti economici, non c'è bisogno di sottolineare molto: basti pensare alla sperequazione di investimenti nella sanità tra Roma e il resto del Lazio. Ma non è certo l'unico settore...»
Tecnicamente perché avete ipotizzato una nuova Regione con una nuova Legge? «Quel che rende necessaria la istituzione di una nuova Regione - conclude Armando Cusani - è l'opportunità di sostanziare l'autonomia di cui questi territori hanno bisogno, attraverso il riconoscimento della potestà, di produrre norme giuridiche con lo stesso valore ed efficacia di quelle emanate dallo Stato».
Insieme a Cusani, a proporre la nuova Regione c'è anche il capogruppo regionale di Forza Italia, Alfredo Pallone: «Credere, sostenere, partecipare, aderire a questo progetto, lavorare insieme perché questo si realizzi, significa gettare le basi per costruire un futuro, voluto dai cittadini, dalla comunità, dalle famiglie e gli studenti, dal mondo economico e sociale, dalle istituzioni che li rappresentano, perché si possa tornare insieme liberi di autodeterminare uno sviluppo ed una crescita equiordinata, nel rispetto delle diversità e della pari dignità di ognuno e costruire dal basso il "bene comune"».
Un'idea nata da esponenti di centrodestra, ma aperta a una discussione bipartisan che potrà modificarla, ampliarla, migliorarla. «E' un'apertura ai presidenti della altre Province, ma anche a tutti gli Enti interessati - spiegano Cusani e Pallone - al di là degli steccati ideologici».

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18/06/2008










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