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Un puntuale intervento del segretario generale dell'Ust-CISL Pietro Maceroni

La sanità che vogliamo avere

Luca Sergio
«La visione ospedalocentrica, che ancora si afferma in provincia, contrasta con una concezione di sanità efficace chiamata a fare sempre più prevenzione, assistenza distrettuale e poi ospedaliera». Come non condividere quest'impostazione di buon senso e tecnicamente corretta che fatica purtroppo a diffondersi da noi, è esposta dal segretario generale dell'Ust-Cisl, Pietro Maceroni.

«L'impressione è che si tenti ad ogni costo di sostenere la presenza fisica dell'ospedale più come simbolo che come concreta esigenza di curare». Un'osservazione che dovrebbero tenere presente quei sindaci e quei politici che conoscono solo una parola demagogica (potenziamento) in un periodo in cui le non molte risorse disponibili non vanno disperse in mille rivoli. «A cosa serve avere ospedali non in grado di assistere adeguatamente le persone e non nelle migliori condizioni di erogare servizi di eccellenza? È così vera questa considerazione che molti cittadini scelgono di farsi curare fuori, vengono penalizzati da lunghissime liste d'attesa e talvolta da servizi inadeguati. Lo stesso dicasi per i pronto soccorso che possono essere razionalizzati con l'utilizzo di ambulanze medicalizzate come primo intervento per poi passare a cure in unità altamente qualificate. È preferibile una distribuzione intelligente delle specialità nel territorio piuttosto che ospedali che servono a simboleggiare una falsa assistenza». Concetti da sottoscrivere con due mani questi di Maceroni. «Mi chiedo qual è la posizione della Conferenza locale della Sanità, composta da tutti i sindaci e che è deputata ad esprimere il parere sull'assetto sanitario. Non intendiamo fare processi a nessuno ma vogliamo solo tutelare il diritto alla salute. Proponiamo perciò una conferenza provinciale per individuare una proposta in grado di avere il consenso di tutti contrastando la logica campanilistica». Una proposta da attuare subito al fine di superare posizioni demagogiche e perciò penalizzanti per i malati. In particolare quelli senza mezzi per curarsi fuori provincia.

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25/05/2008










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