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A Radio Day Pietro Maceroni (Cisl) e Marco Toti (Caritas) lanciano l'allarme

Una provincia che diventa ogni giorno più povera

Valentino Mingarelli
Altro che nuovo sviluppo, la nostra è una provincia sempre più povera. I numeri, come è noto, hanno la testa dura e quelli snocciolati ieri dal segretario provinciale della Cisl, Pietro Maceroni, e dal responsabile provinciale della Caritas, Marco Toti, sono difficilmente confutabili.

Ieri nel corso della trasmissione radiofonica «Time» condotta dal responsabile provinciale de Il Tempo Francesco Puglisi la realtà emersa riguardo la povertà in provincia è davvero preoccupante. «Abbiamo 16.800 famiglie che vivono in uno stato di povertà relativa - ha esordito il sindacalista della Cisl - una povertà la nostra meno apparente rispetto a quella metropolitana, ma che comunque è presente in maniera determinante. Ottantamila persone vivono con pensioni al di sotto dei seicento euro, mentre sedicimila sono quelle che hanno un reddito inferiore ai settecento euro mensili, senza dimenticare gli lsu che vivono con circa cinquecento euro al mese, le tante donne abbandonate e l'esercito dei disoccupati. Una povertà - ci tiene a precisare il numero uno della Cisl - che non è soltanto di carattere economico, ma anche culturale e sociale». «La povertà è in aumento - ha aggiunto Toti - e noi come Caritas quotidianamente abbiamo riscontri diretti di quanto stia diventando sempre più difficile la situazione in provincia. Prima i nostri interventi riguardavano più cittadini stranieri che italiani, da qualche tempo invece anche il numero dei nostri connazionali che chiedono aiuto è in costante crescita. Una realtà che ormai colpisce, come precisa lo stesso Maceroni, circa il 21% della popolazione. Se non siamo all'emergenza poco ci manca. Ma nella realtà chi interviene nel portare sostegno a coloro che versano in difficoltà? È proprio la Caritas a stare in prima linea con una serie di azioni e la stessa Cisl. «Noi da tempo poniamo in essere - spiega Maceroni - tutta una serie di interventi diretti. Poi per quanto riguarda l'aspetto, per così dire politico, abbiamo presentato sia a livello nazionale che territoriale una serie di indicazioni e rivendicazioni che riteniamo essere efficaci per fronteggiare la realtà dei fatti». «Come Caritas - spiega Toti - abbiamo i nostri centri di ascolto nelle varie Diocesi della provincia, nelle parrocchie e negli oratori, dove veniamo a conoscenza dei singoli casi, poi operiamo direttamante con tutta una rete organizzata. La collaborazione con gli enti locali poi è fondamentale, anche se bisogna sottolineare come molti comuni, soprattutto i più piccoli, non dispongono di personale e strutture adatte». E proprio agli enti locali e al governo centrale spetterebbe il compito maggiore per fronteggiare questo triste fenomeno che un paese civile come l'Italia non può permettersi il lusso di avere.

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24/05/2008










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