Ieri nel corso della
trasmissione radiofonica «Time» condotta dal responsabile
provinciale de Il Tempo Francesco Puglisi la realtà emersa
riguardo la povertà in provincia è davvero preoccupante.
«Abbiamo 16.800 famiglie che vivono in uno stato di povertà
relativa - ha esordito il sindacalista della Cisl - una
povertà la nostra meno apparente rispetto a quella
metropolitana, ma che comunque è presente in maniera
determinante. Ottantamila persone vivono con pensioni al di
sotto dei seicento euro, mentre sedicimila sono quelle che
hanno un reddito inferiore ai settecento euro mensili,
senza dimenticare gli lsu che vivono con circa cinquecento
euro al mese, le tante donne abbandonate e l'esercito dei
disoccupati. Una povertà - ci tiene a precisare il numero
uno della Cisl - che non è soltanto di carattere economico,
ma anche culturale e sociale». «La povertà è in aumento -
ha aggiunto Toti - e noi come Caritas quotidianamente
abbiamo riscontri diretti di quanto stia diventando sempre
più difficile la situazione in provincia. Prima i nostri
interventi riguardavano più cittadini stranieri che
italiani, da qualche tempo invece anche il numero dei
nostri connazionali che chiedono aiuto è in costante
crescita. Una realtà che ormai colpisce, come precisa lo
stesso Maceroni, circa il 21% della popolazione. Se non
siamo all'emergenza poco ci manca. Ma nella realtà chi
interviene nel portare sostegno a coloro che versano in
difficoltà? È proprio la Caritas a stare in prima linea con
una serie di azioni e la stessa Cisl. «Noi da tempo poniamo
in essere - spiega Maceroni - tutta una serie di interventi
diretti. Poi per quanto riguarda l'aspetto, per così dire
politico, abbiamo presentato sia a livello nazionale che
territoriale una serie di indicazioni e rivendicazioni che
riteniamo essere efficaci per fronteggiare la realtà dei
fatti». «Come Caritas - spiega Toti - abbiamo i nostri
centri di ascolto nelle varie Diocesi della provincia,
nelle parrocchie e negli oratori, dove veniamo a conoscenza
dei singoli casi, poi operiamo direttamante con tutta una
rete organizzata. La collaborazione con gli enti locali poi
è fondamentale, anche se bisogna sottolineare come molti
comuni, soprattutto i più piccoli, non dispongono di
personale e strutture adatte». E proprio agli enti locali e
al governo centrale spetterebbe il compito maggiore per
fronteggiare questo triste fenomeno che un paese civile
come l'Italia non può permettersi il lusso di avere.
Vai alla homepage
24/05/2008