La sentenza è stata emessa dalla prima Corte
d'Assise d'Appello di Roma. Uno sconto di pena rispetto
alla sentenza pronunciata in primo grado a seguito della
quale all'imputato venne inflitta una pena a 20 anni, senza
le aggravanti della premeditazione perché ritenuto semi
infermo di mente.
A difendere l'imputato l'avvocato
Vincenzo Galassi. Le famiglie delle vittime si era
costituite parti civili attraverso l'avvocato Giampiero
Vellucci.
Un omicidio quello avvenuto nel febbraio
2007 in una zona periferica di Aanagni che sconvolse
l'intera collettività cociara. Augusto Proietti
l'omicida, malgrado fosse in cura da un anno presso il
dipartimento di salute mentale della Usl, era in possesso
di un regolare porto d'armi.
L'uomo venne arrestato
dai carabinieri dopo alcune ore di latitanza. Venne
bloccato vicino a casa. Agli inquirenti disse: «Quei due
volevano farmi passare per matto per prendersi i miei
terreni». Inutile l'appello della madre che lo esortava a
consegnarsi alle forze dell'ordine. Loro, ripeteva, gli
avrebbero permesso di curarsi.
Umberto Meloni e la
madre Maria Grazia Pilozzi vennero freddati con quattro
colpi di fucile. Quando i militari riuscirono ad
ammanettarlo la mamma dell'omicida era disperata e
carica di rimorsi. Aveva il rimorso di non aver capito
che il figlio stava male. Una malattia mentale che
forse aveva ereditato dal padre, morto suicida. L'altro
fratello, anche lui si era tolto la vita in preda ad una
crisi depressiva. L'assassino viveva in una dimensione
irreale, dove tutto sembrava fosse contro lui.
Vai alla homepage
23/05/2008