Al destino della Capitale è legato il ruolo
delle province del Lazio che soffrono di un
romano-centrismo che contraddistingue l'amministrazione
regionale. È necessario riconoscere l'esistenza del
"problema Roma". L'urbe, capitale d'Italia ha necessità di
finanziamenti straordinari. Le province laziali, proprio
perché riconoscono questo primato della città capitale,
hanno esigenze diverse ma uguali attenzioni. Ora, con la
vittoria di Gianni Alemanno a sindaco di Roma e di Silvio
Berlusconi a Palazzo Chigi, ci auguriamo che si possa
affrontare il nodo dello statuto speciale per la Capitale.
È indispensabile non sparare nel mucchio perché fino a ieri
il Governo Prodi, e le amministrazioni Rutelli-Veltroni, il
Governo Marrazzo e la Provincia di Frosinone non hanno
saputo affrontare questa sfida culturale. Fare di tutta
l'erba un fascio mettendo sullo stesso piano le
responsabilità politiche, sparando sul mucchio, e quelle
amministrative significa fare confusione. E questo non ce
lo possiamo permettere. Se le Province, mi riferisco sia
alle entità istituzionali che alle realtà territoriali,
soffrono e sono in apnea, la responsabilità non è certo di
quei politici che stanno all'opposizione. In un momento in
cui il voto popolare ha sancito la fine della politica
politicante e dell'immobilismo, siamo chiamati a rispondere
a tutti i livelli alla voglia di accelerare i processi
decisionali dando maggiore autonomia alle realtà locali.
Con il vulnus della politica, si rischia grosso anche per
l'ospedale di Anagni. E mentre ci s'interroga sul ruolo di
Roma-Regione, con il presidente della Provincia di Latina,
Armando Cusani, abbiamo elaborato un progetto, nel quale la
valorizzazione delle province deve assolutamente passare
attraverso il conferimento dei poteri legislativi alla
città di Roma. Diversamente saremo sempre l'ultimo anello
della catena di tutte le procedure finanziarie e
amministrative della Regione Lazio. Se il nostro capoluogo
ha perso e continua a perdere occasioni di sviluppo
fondamentali, come il Dea di II livello, il terzo scalo,
l'interporto, l'elioporto, non è colpa certo di chi dai
banchi dell'opposizione ha denunciato la mancanza di fare
sistema tra livelli governativi politicamente omogenei. Se
la Ciociaria è ormai diventata fanalino di coda del Lazio e
di tutta Italia, come ha certificato, tra gli altri, il
Sole 24, la FederLazio, la responsabilità non è certo di
chi rappresenta il popolo ma di chi, pur amministrando la
Regione, non riesce a fare sistema con gli enti locali»
* Capogruppo Forza Italia, consiglio regionale del
Lazio
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15/05/2008