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Suor Maria Fortunata Viti, esempio di virtù e di santità


È stata una Veroli, e soprattutto una verolana d'altri tempi, ma che ha ancora tanto da dire quella lasciata scorrere dal professor Vittorino Andreoli, davanti alla fantasia dei presenti al convegno svoltosi proprio a Veroli domenica scorsa in occasione dei 40 anni dalla beatificazione di Suor Maria Fortunata Viti, al secolo Anna Felice.

È con questo nome che l'illustre psichiatra ha voluto accostare la fanciulla e donna, vissuta per 71 anni e 8 mesi all'interno di un ristretto spazio del locale monastero benedettino di S. Maria dei Franconi. Della vita di questa donna lo psichiatra, che all'inizio ha citato il detto di Leon Bloy: «più una donna è santa più è donna», ha colto e offerto soprattutto le tracce di una «straordinaria femminilità» e indicazioni preziose che in alcuni momenti sembravano aprire a un infinito d'incanto, dal quale lui per primo con il tono della voce e la partecipazione emotiva ha mostrato di rimanere affascinato. È stato difficile per chi ascoltava fermarsi sulla soglia dell'umano mentre ciò che lo psichiatra «non credente» andava dicendo profumava di virtù e si colorava di santità vera. Come si fa a restare così affascinati da una donna santa senza accostarsi al tre volte Santo che attraverso di lei attrae irresistibilmente? La risposta potrà essere soltanto una fede sconosciuta ma prepotente, che non passa per le labbra, ma viene su dal cuore.
Don Alberto Mariani

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27/04/2008










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