Le ordinanze di custodia
cautelare sono state emesse dalla DDA unitamente alla
procura della Repubblica di Frosinone. In manette sono
finiti Besnik Idini, di 25 anni residente a Pico; Tusha
Fisnik, 22 anni di Ripi; Enrico Fontana 30 anni, residente
ad Alatri; Alfredo Rossi 30 anni residente a Frascati;
Massimiliano Bottoni, 25 anni di M.S.Giovanni Campano;
Angela Pavia 37 anni 1970, residente a Frosinone; Tommaso
Gargano, 44 anni di Frosinone; Claudio Gargano 30 anni
anche lui di Frosinone; Fabrizio Ciampini, 34 anni di
Frosinone; Angelo Arduini 35 anni residente a Frosinone;
Lucia Abbate, 29 anni di Frosinone; Antonietta Sordilli, 37
anni di Frosinone; Paola Palombo, 22 anni residente a
Ferentino; Daniele Fanella, 39 anni di Alatri; Sara
Balcaici, 25 anni di Alatri, Omar Balcaici 31 anni di
Alatri e Matteo Galuppi 20 anni classe 1987, residente ad
Alatri. L'ultimo arresto in ordine di tempo è stato
effettuato ieri intorno alle 13. In manette è finito
Francesco, Di Rauso, classe 1966, residente a Ferentino,
autista per conto di una società ed appartenente al
sodalizio criminoso. A trarlo in arresto i carabinieri del
nucleo operativo di Ascoli Piceno dove l'uomo aveva tentato
di scappare.
A capo dell'attività malavitosa c'era
Fisnik Tusha un albanese meglio conosciuto con lo
pseudonimo «Nico», nome a cui è stata poi data l'operazione
dei carabinieri.
Le intercettazioni telefoniche ed
ambientali ed i pressanti pedinamenti nei confronti di
numerosi tossicodipendenti hanno portato in superficie
l'imponente traffico di droga.
I componenti delle due
organizzazioni criminali, (una composta da albanesi e
l'altra di ciociari), che lavoravano in assoluta libertà
l'una dall'altra, per poter mettere in atto i loro disegni
criminosi utilizzavano utenze telefoniche che erano
intestate a persone insospettabili e soprattuto
incensurate. Nessuna conflittualità fra le due bande, la
vasta «clientela» permetteva loro di poter camminare su
binari paralleli ma distanti.
«Niko» curava
personalmente il settore della «distribuzione». Dopo aver
acquistato la cocaina nel nord Italia, si avvaleva di suoi
connazionali minorenni. Questi avevano il ruolo di corrieri
e viaggiavano soltanto in treno più sicuro per quanto
riguarda i controlli.
L'altra banda, composta da
ciociari (sede dello spaccio il Casermone) gestiva il
controllo di una grande fetta dello spaccio di cocaina nel
comune di Frosinone. Lo stupefacente veniva ascquistato a
Secondigliano, in provincia di Napoli.
Angela Pavia
aveva il compito di suddividere in dosi lo stupefacente e
cederlo agli spacciatori. Sempre lei era quella che teneva
il registro degli incassi. I carabinieri hanno rinvenuto un
libro mastro dove la donna annotava i nomi dei creditori.
Singolare è che la cocaina poteva essere acquista anche a
rate.
Nel collegio difensivo gli avvocati raffaele
Maietta e Giampiero Vellucci.
Questa mattina sette
degli arrestati, tra questi «la cassiera» della banda,
verranno interrogati dal magistrato inquirente.