Da cinque anni il 23 settembre, che poi è il giorno della sua «nascita al cielo» - così viene chiamata nel linguaggio cristiano la morte dei santi - la Chiesa celebra la memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina. Non tutti certo, perché ce ne saranno di quelli che continuano ad avere i loro santi preferiti. Ma i devoti, meglio potremmo dire: gli «affezionati» dello stigmatizzato del Gargano, che ha trascorso la maggior parte della sua vita nel piccolo convento di S. Giovanni Rotondo (Fg), oggi faro di spiritualità e meta di numerosi pellegrinaggi, sono tanti e in crescita, grazie proprio al «richiamo» di questo grande santo dei nostri giorni, canonizzato il 16 giugno 2002 dal Papa Giovanni Paolo II, che già in vita aveva avuto modo di conoscerlo e di raccomandare alle sue preghiere una fedele polacca affetta, e poi miracolosamente guarita, da un brutto male. Ma chi è S. Pio? Lo so, la domanda mi ricade addosso perché per lui è possibile pensare che tra i nostri lettori non c'è chi non lo conosca. Per questo, rispondere semplicemente: «Un grande santo», potrebbe bastare. Ma non dice tutto. Soprattutto non dice le ragioni del fascino che questo umile frate - innamorato di Gesù, della Madonna e della Chiesa, alla quale ha «giurato» fedeltà e obbedienza, coltivata anche nei momenti in cui gli ha procurato «persecuzione» - continua, a distanza di decenni, a sprigionare anche in quanti non lo hanno conosciuto direttamente. Padre Pio, o più semplicemente «il Padre» - così è meglio conosciuto e così continuano affettuosamente a chiamarlo in tanti - ha avuto da Dio il dono di partecipare alla sofferenza di Gesù attraverso il segno concreto delle stigmate. La cosa più semplice mi è sembrata offrirvi qualche spunto tratto dal breve profilo biografico ascoltato in piazza S. Pietro il giorno della canonizzazione, alla quale ho avuto il dono e la gioia di partecipare e della quale conservo gelosamente il libretto. Tra le parole più significative ho riletto le seguenti: «Infiammato d'amore per Gesù Cristo, si conformò a Lui nell'immolazione di sé per la salvezza del mondo». E poco oltre: «Acceso dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo, Padre Pio visse in pienezza la vocazione a contribuire alla redenzione dell'uomo». Ma mi piace ricordare in modo particolare ciò che di lui ebbe a dire Paolo VI parlando ai Superiori dell'Ordine Cappuccino, il 20 febbraio 1971, ad appena tre anni dalla sua morte: «Guardate che fama ha avuto, che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Forse perché era un filosofo? Perché era un sapiente? Perché aveva mezzi a disposizione?» La risposta del Papa a questi interrogativi fu questa: «Perché diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stimmate di nostro Signore. Era un uomo di preghiera e di sofferenza». Se poi vogliamo concludere citando una sua parola, che ne dice tutta la levatura spirituale e la premura del padre che dà la sicurezza di cui tanto abbiamo bisogno, la più significativa mi è sembrata questa: «Quando il Signore mi chiamerà, io gli dirò: "Signore, io resto alla porta del Paradiso: ci entro quando ho visto entrare l'ultimo dei miei figli"». È segno che ci aspetta e c'è posto per tutti. Chiunque volesse entrare in contatto con don Albert può scrivere a: donalberto@oasibetania.it