Di quelle che mirano a farla scendere dagli onori degli altari, dove, con la collaborazione del grande Papa Giovanni Paolo II, la gente l'ha messa dal momento stesso della sua morte, e alcuni, tanti, ancor prima. Ho avuto la fortuna, il piacere e la gioia di incontrarla a Messa, da me concelebrata, più di una volta. In particolare ricordo la prima nel 1985, al mattino presto, tra le sue suorine, in una delle case di Roma. Sono rimasto affascinato dalla intensità della sua partecipazione: testa china, mani giunte che stringono l'immancabile corona del rosario, occhi socchiusi, volto sereno e quasi illuminato anche se «rugato» e consumato dal tempo e dalla fatica. La notizia che oggi si diffonde come scoop mi tocca, ma non mi sorprende. Tutt'al più mi spinge a dare a quel volto consumato dall'amore, che porta i segni delle fatiche e del dolore di una grande fetta di umanità di cui si è fatta carico (i poveri, i piccoli, gli ultimi, i moribondi sulle strade di Calcutta e del mondo), un tocco di umanità sua che la rende ai miei occhi ancora più bella e più luminosa. Nei santi, uomini fatti di terra, non sorprende nulla, neppure il peccato. Conquista invece la straordinaria grandezza di Dio che nei loro cuori sa cogliere il rispecchiarsi del suo amore e ne cambia la vita portandola sempre più in alto. La loro è storia con il Dio che conquista e si dona, che «abbatte ed innalza». Fosse anche dai livelli più bassi, se uno glielo permette. Il mistero della santità è tutto qui: è una storia di amore tra l'uomo e Dio. E proprio perché storia dell'uomo con Dio non è scevra da inquietudine, da fatiche e neppure dal dubbio. Dio non dispensa i suoi santi dal percorrere la strada di tutti. Anzi da loro si aspetta un cammino ancora più radicale. Chi si scandalizza o si sorprende del dubbio nel credente farà bene a riflettere sul fatto che il dubbio fa parte della fede: la purifica, la qualifica e la fa crescere. Si dice più volte nella Scrittura che «Abramo ebbe fede» (Rm 4,3.18; Gal 3,6; Gc 2,3), ma sappiamo che fu una fede «provata», perché «il Signore - è sempre la Bibbia a dirlo- l'amore lo prova col fuoco». Ce lo ricorda San Pietro, che di rimproveri da Gesù sulla poca fede ne ha avuti non pochi, quando scrive: «Il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che pure è destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco» (1Pt 1,7). La testimonianza di tanti santi ci dice come, oltre che dono di Dio, la fede è conquista quotidiana che si fa sempre più piena attraverso la perseveranza e l'obbedienza nelle cose che si soffrono. Semmai la domanda che ci dobbiamo porre è un'altra: da dove nasce il dubbio e chi lo procura? Ma qui il discorso porterebbe lontano nel tempo fino ai primordi dell'umanità, quando qualcuno osò insinuarlo nella mente di Eva: «Non morirete affato! Anzià». (Gen 3,5) Contro di lui ha dovuto combattere il Cristo, nuovo Adamo e sul suo esempio i santi. Tutti, compresa Madre Teresa di Calcutta, che, nonostante la sofferenza del dubbio interiore, ha donato la sua vita per amore in sintonia con Gesù e in obbedienza alla volontà del Padre. Don Alberto Mariani