Esse sono: «La ricerca di rassicurazioni che consentano di superare situazioni di ansia e di paura» e «il rifugio in facili scorciatoie che aprono al soprannaturale per sfuggire la realtà». Si tratta di due campi, o se vogliamo, di due mondi che spesso si intersecano e si incrociano tra di loro e che, perdendo il supporto della logica finiscono per cedere agli influssi dell'istinto e dell'irrazionale. Che il problema esista, e in maniera anche abbastanza diffusa, non c'è dubbio. Lo conferma il numero delle persone che ne sono vittime o indirettamente coinvolte. Non abbiamo dati specifici riguardanti la nostra provincia, e non è stato facile reperirne di recenti neppure a livello nazionale; ma da uno studio effettuato a cura dell'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicato nel 1994 è emerso che il 15-20% della popolazione italiana è affetta da disturbi di tipo depressivo. Tale percentuale sale al 40-50% quando si considera la sintomatologia depressiva associata a quella ansiosa e ai disturbi di attacco di panico. La percentuale, a giudizio degli esperti, cresce di gran lunga se si considera il numero delle persone coinvolte, in particolare parenti e amici dei pazienti, che finiscono per avere un vissuto di impotenza e di disperazione nei confronti del malato e della malattia e che spesso sono proprio quelli che indirizzano o accompagnano per le vie della magia. A favorire tale scelta contribuiscono anche la diffusa sfiducia che l'immaginario collettivo nutre nei confronti della medicina e dei farmaci, nonché la istintiva e notevole ritrosia verso lo psichiatra, che per lo più viene ancora associato al mondo della follia. E questa è una delle principali ragioni per le quali solo il 18% dei pazienti affetti da tali malattie gli si rivolge. Riprendendo in positivo il discorso della «rassicurazione» - se su di essa vogliamo soffermarci - credo che la prima cosa da fare sia quella di convincersi che il primo servizio rassicurante da offrire sia proprio quello di aiutare la gente a comprendere che tali malattie, perché di malattie si tratta, possono e debbono essere curate. Se poi si vuole fare un passo in più, che non costa molto e riesce a dare tanto, sono convinto che un grande aiuto e valido contributo rassicurante può essere quello di una presenza amica competente che si presti all'ascolto e faccia sentire la propria vicinanza e comprensione soprattutto nei momenti più critici e delicati. E ciò non solo per il malato, ma anche per i suoi familiari. Per quanto riguarda il ricorso alla magia, che pure viene sbandierata come risolutiva di ogni tipo di problema, voglio aggiungere che, a meno che non ci si accontenti di effetti placebo - ma anche in questo caso c'è da considerare il rischio che si corre - nel caso di maghi -è meglio dirlo chiaramente - si deve mettere in conto la possibilità di interventi del demonio. Se può aiutare ad alzare la guardia, l'esperienza di chi è addentro alla materia dice che, proprio perché il demonio ha un «potere» soprannaturale che concede volentieri ai suoi sudditi - naturalmente con un tornaconto che possiamo immaginare-, a volte i maghi (stiamo parlando naturalmente di quelli «veri» e non di imbroglioni o dei «fai da te») possono anche ottenere l'effetto di un miglioramento dalle malattie, ma per lo più esso risulta soltanto temporaneo, per cui di lì a non molto il problema si ripropone e con grande vantaggio per loro stessi che, a questo punto, presentando il «lavoro» come «più difficile», si sentono autorizzati a chiedere un prezzo maggiore. Non sarà il caso di aprire gli occhi? Chiunque volesse entrare in contatto con don Alberto può scrivere a: donalberto@oasibetania.it