L'ho dedotto dal fatto che proprio all'angolo della casa, nella cassetta della posta, che tra l'altro aveva una forma particolare, tipo bacheca con esterno di vetro, c'erano ben visibili nella copertina almeno cinque o sei numeri di un periodico bimestrale da noi edito. Vederli tutti insieme mi ha subito colpito e mi è sorta la voglia istintiva di fotografarli con il cellulare. Ma un passante. che poi ho capito essere un vicino di casa, me lo ha impedito, forse perché incuriosito dalla mia rapidità nell'afferrare il cellulare e predisporlo per la foto, oppure dal fatto che nella cassetta, abbastanza grande, non c'erano solo i giornalini. Mi sono allontanato dispiaciuto scrollando la testa e lasciandomi andare a qualche considerazione la cui conclusione potrebbe essere riassunta così: «E poi si dice che le Poste non funzionano!». Me ne sono andato anche con un po' di rabbia perché quella foto, per quanto ora sia ben impressa in una camera particolare del mio cervello, non avrei comunque potuto usarla nel verso che oggi mi sarebbe risultato utile. Cosa avrei voluto farne? Non certo inviarla a un museo e neppure a un concorso fotografico o tenerla nell'archivio del nostro giornalino per una eventuale futura copertina, bensì indirizzarla alla Direzione Centrale di Poste Italiane per protestare contro la mancata distribuzione oggi della posta in circolazione, soprattutto stampe, comunicando, se mai non ne fossero a conoscenzam che tante nostre cassette postali (e da qualche tempo le hanno pretese addirittura in una maniera visibile, comoda e lungo la strada principale, non potendo i loro portalettere entrare dentro le proprietà private) sempre più spesso andiamo ad aprirle invano perché le troviamo vuote per giorni e giorni, anche se sappiamo per via telefonica (addirittura cellulare) che è stato spedito del materiale, qualche volta anche di una certa urgenza (non dall'estero, ma da altra regione italiana!) ed è stato fatto più di una volta nel giro di venti giorni, visto che la prima spedizione non ha avuto successo: il plico non è ancora stato recapitato dopo un mese e più, e al momento si attende l'esito della seconda spedizione, che forse ha fatto la stessa fine. È vero, in questo caso si trattava di un catalogo riguardante materiale religioso, ma questo ha poca importanza visto che anche lettere con comunicazioni di riunioni o inviti a manifestazioni arrivano a cose fatte, e da qualche tempo addirittura le bollette vengono consegnate nella stessa data della scadenza e qualche volta anche dopo. La mente mi si è subito illuminata quando ho ricordato che proprio la sera precedente avevo ricevuto, via posta elettronica da Poste italiane, due messaggi e-mail identici con contenuto pubblicitario, inviati (altro che precisione!) a distanza di 7 minuti l'uno dall'altro. Mi è cresciuta l'indignazione, ho preso il cellulare e, anche senza la foto, ho scritto il seguente sms: Poste Italiane anziché pensare al mercatino ed affini potreste far avere alla gente ciò di cui ha diritto e bisogno visto che è la ragione per cui siete nate e pagate? Il mio messaggio istintivo era molto più lungo, ma l'ho limato per contenerlo nello spazio consentito ad un unico invio, per essere certo che con andasse perduto. Stavo per spedirlo, ma mi sono svegliato.Per chi fosse appassionato interprete di sogni, preciso che il sogno nella prima parte è vero. Quanto al resto.. giudicatelo voi! chiunque volesse entrare in contatto con don Alberto può scrivere a: donalberto@oasibetania.it