E Dio voglia che non fosse vero!Due, tra le tante, che non mi sembra di aver letto, oppure possono essermi sfuggite, e che rispondono ad altrettante precise domande che mi permetto di collegare tra loro. La prima è di coloro - credenti o no - che vanno alla radice: perché Dio permette che si giunga a tanto, soprattutto nei confronti di persone indifese e innocenti? Non è facile dare una risposta, che anzi - perché possa essere cercata - ha bisogno di una constatazione non sempre semplice da accettare: i perché rivolti a Dio vengono sempre rimbalzati verso di noi come provenienti da uno specchio perché noi stessi cerchiamo da soli la risposta. La scelta rispettosa di Dio è quella di tacere e lasciarci il tempo che ci occorre per comprendere che l'unico suo contributo è racchiuso nell'affermazione: «Perché Io vi amo». Risposta che resta valida anche quando nessuno la intende. Chi poteva comprendere il suo silenzio davanti alla stessa domanda di suo Figlio morente sulla Croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Chi poteva leggere dietro quel grido e quel silenzio «assurdo» la presenza di un Amore infinito? L'Amore, anche quello umano, porta sempre una buona dose di mistero che difficilmente è comprensibile prima. Qualche volta il suo senso si afferra dopo; ma l'uomo ha un grande limite: spesso lo dimentica. Non dimenticare vuol dire cercare le ragioni dell'Amore, o se vogliamo essere più concreti, cercare le ragioni per amare ancora. Vale anche in questo caso. La seconda domanda, più semplice, ma non meno impegnativa, è: Cosa fare? È chiaro che non basta condannare e, per fortuna, la preoccupazione dei più sta nel cercare di rimediare il più possibile, arginando o facendo sì che il tutto non porti a scelte dalle conseguenze ancora peggiori. Che i fatti di Rignano siano veri o no, non cambia molto. La cronaca ci porta continuamente a conoscere che se non è lì è altrove. Che lo si sappia o no. Che fare, allora? Ai sentimenti di rabbia, di vendetta, di indignazione, tra le peggiori parole che possiamo aver scritto o sentito, e tra quelle che forse abbiamo frenato dentro di noi perché a noi stessi apparivano terribili e avrebbero potuto creare ulteriore dolore, ne voglio far emergere una che forse risulterà incomprensibile, ma che potrà fare solo del bene. Una che potrà costare più di tutte, ma da sempre risulta la migliore medicina: perdonare e insegnare a perdonare. Da che mondo è mondo, infatti, non si è mai udito che il male - fosse anche il peggiore - corrisposto con l'odio, abbia prodotto l'Amore. E il mondo, anche quello di oggi, ha bisogno di questo. A chi cerca ricette per non danneggiare ulteriormente quei bimbi - che siano vittime o no - suggerisco di circondarli di sentimenti di perdono e nutrirli di amore. Il bene, infatti, si raccoglie solo dal bene. Solo Dio ha il potere di trarlo anche dal male. E ha dato a noi la possibilità di imitarlo attraverso il perdono. » questa la medicina migliore. Ma si sa che non sempre la migliore medicina è anche quella più compresa e subito accettata. Chiunque voglia entrare in contatto con don Alberto può scrivere a: donalberto@oasibetania.it