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Frosinone

Don Alberto Mariani
«Le generazioni attuali educate da quelle che le hanno precedute»

SI sente ripetere sempre più spesso che nel mondo di oggi non ci sono più valori, e quando si dice «mondo di oggi», non si sa perché, si pensa istintivamente ai giovani.

. «Chi parla di valori oggi sembra debba necessariamente prendere le distanze col mondo giovanile» ci spiega don Alberto Mariani della Comunità Oasi Mariana Betania di Alvito e parroco di Fontechiari. «O, almeno, che non debba cercarli là. I valori sono sempre stati visti come tipici del mondo degli adulti ai quali tocca trasmetterli alle successive generazioni. Ma oggi, dovunque si parla di giovani, soprattutto se a farlo sono gli adulti, e in particolare quella fascia di loro che soffre più di nostalgia verso il passato che di proiezione fiduciosa nel futuro, sembra non si possa fare a meno di lasciarsi andare a tiritere e lamentazioni sulle nuove generazioni, sui cambiamenti e l'assenza di valori nei giovani e giovanissimi; come se i colpevoli fossero questi ultimi da soli o di più di coloro che non sono riusciti a trasmetterli. Succede che, quando ciò riguarda situazioni o persone lontane chiunque è disposto a lasciarselo scivolare addosso; ma se tocca ambienti, situazioni o persone a noi vicine le cose cambiano radicalmente. Ancor più se l'oggetto del parlare è il mondo giovanile. Tutti siamo disposti a guardare i "nostri" giovani con l'occhio della mamma, sempre pronta a coprire quando si tratta di cogliere dei difetti o delle mancanze, anche se evidenti. L'inchiesta da noi promossa nella Valle ha voluto farci mettere il dito sulla piaga, il più vicino possibile, anche su questo argomento. E c'è da dire che sul campo dei valori la piaga, per la verità, appare meno profonda di quanto si potesse immaginare. È vero, i giovani, anche dalle nostre parti, non sono poi tanto diversi che altrove, ma, se diamo credito alla sincerità delle loro risposte, l'argomento valori non appare poi così catastrofico - come vorrebbero far credere i seguaci di Nietzsche, che a fine Ottocento preannunciava l'uomo moderno come colui che "crede sperimentalmente ora a questo, ora a quello, ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere", e parlava della scomparsa dei valori come di un "movimento inarrestabile". A contattarli personalmente i giovani e giovanissimi di oggi, anche su questo campo, non sembrano soffrire tanto di povertà, né appaiono molto diversi da quelli delle precedenti generazioni. Le convinzioni sui valori le hanno e sono anche abbastanza chiare. Quel che manca, forse, è la coerenza nella loro attuazione, l'impegno nel coinvolgimento personale, la fatica di sapersi scomodare e soprattutto nel riconoscere di essere chiamati a coinvolgersi personalmente per la soluzione dei problemi che non piove dall'alto. Oggi, forse, meno che in passato. È chiaro che non bisogna fare di ogni erba un fascio, come si suol dire, né si può nascondere la mano dopo aver buttato giù delle affermazioni grosse e correre ai ripari nascondendosi dietro "sporadiche eccezioni". L'eccezione di oggi, e, se vogliamo, la differenza con le generazioni che li hanno preceduti, è che i giovani hanno il pregio - difetto di dire chiaramente quello che pensano e, - cosa che da fastidio a molti - la pretesa di pensare e di sbagliare da soli. Fino alla incoerenza più lampante. La dice lunga, infatti la risposta di chi crede tanto nel volontariato e nelle attività associative, mentre pochissimi sono coloro che si impegnano concretamente in associazioni o altre strutture simili, comprese quelle politiche o sportive. I giovani di oggi sono quello che sono e, se vogliamo prenderci qualche responsabilità, perché credo sia la via migliore per accostarli con coerenza, quello che noi della precedente generazione li abbiamo preparati ad essere».









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