Rassegnamoci. Rassegnamoci a vivere senza teatro. Almeno per qualche altro anno ancora. Del resto, si dirà, se si può vivere senza lavoro, senza strade e senza parcheggi, ma anche senza ottimismo e forse senza speranze, allora, vedrete, impareremo a vivere bene anche senza teatro.
Una posizione geografica invidiabile, a metà strada tra le due grandi metropoli del centrosud, una campagna ridente e generosa, dolci colline, piccoli laghi, un clima invidiabile e un patrimonio paesaggistico, storico, culturale ed artistico di primissmo piano: tutto questo è la nostra terra di Ciociaria.
Vittime ancora di violenze e non soltanto sessuali, le donne reagiscono sempre con grande coraggio. Nonostante ciò sono riuscite ad essere mamme, mogli e instancabili lavoratrici.
Sono ancora un esercito. 2.384 nel Lazio, più di mille soltanto nella provincia di Frosinone. Un altro record tutto nostro per il quale c'è davvero poco di cui vantarsi. La guerra che combattono è quella per un posto di lavoro fisso.
Dai campi alle fabbriche, passando per i negozi, il territorio pontino appare popolato da «fantasmi». È il troppo folto esercito dei lavoratori in nero, un dato imbarazzante che emerge dal riepilogo delle attività del 2008 della Direzione provinciale del lavoro.
Chiuso nel suo «bunker» di Via Fabi, il direttore generale dell'Asl, Giancarlo Zotti, non si preoccupa delle forti critiche (scontate) al suo operato da parte dell'opposizione di centrodestra né di quelle dello schieramento politico, il centrosinistra, che l'ha nominato (un po' meno scontate).
Per salvare la frusinate dal degrado c'è bisogno di uno sforzo corale, remare tutti nella medesima direzione, in una dimensione costruttiva e propositiva, senza campanilismi.
«Sono molto soddisfatto del primo obiettivo raggiunto: vale a dire quello di socializzare l'informazione sul territorio nel senso che in tutte le audizioni effettuate abbiamo riscontrato una conoscenza completa delle posizioni espresse dai vari soggetti interessati al complesso fenomeno della sanità».
Disseminato di opere incompiute. È questa la fotografia della situazione delle infrastrutture viarie in provincia di Latina, in cui più di lavori mai finiti si parla di cantieri mai aperti e di progetti che da decenni giacciono nei cassetti delle istituzioni.
Quella del nuovo tracciato della 156 dei Monti Lepini è ormai una storia che sfiora i trenta anni. Tutto nasce all'inizio degli anni ottanta, quando ci si rende conto che la vecchia statale 156, l'unica arteria che congiunge Latina a Frosinone e la zona centrale della provincia pontina all'autostrada, non è più in grado di reggere un traffico sempre più intenso.
Settore metalmeccanico in affanno (con Meccano «in agonia») e quello chimico farmaceutico (con Wyeth e Pfizer, ora Haupt Pharma, in piena bufera) in evidente debito di ossigeno. La provincia di Latina fa i conti con una delle peggiori crisi economiche e occupazionali che abbia mai dovuto affrontare.
La Regione è devastata dalle polemiche interne ai partiti, e tanto lavoro resta al palo. Meno male che se non si può contare sui politici si può almeno contare sugli impegati: la cura-Brunetta ne ha "miracolati" il 60%